VIOLENZA SUI BAMBINI, EFFETTI DEVASTANTI

ANTONELLA INVERNO

Save The Children

 

Parliamo di violenza sui bambini con Antonella Inverno, responsabile infanzia e adolescenza di Save The Children Italia. Secondo lei perché si parla così poco della violenza sui bambini

E’ ancora difficile per l’opinione pubblica, anche se gli esperti lo sanno bene, capire che un bambino che assiste a violenza è un bambino che subisce violenza perché gli effetti, di breve, di medio e di lungo termine sono effetti devastanti sul suo sviluppo, non solo psichico. Addirittura abbiamo studiato che ci sono degli effetti anche a livello fisico sulla crescita. Assistere alla violenza non vuol dire solo vedere, generalmente, il padre che usa violenza sulla madre, non solo vederlo direttamente ma anche, banalmente, sentire una porta sbattuta, sentire le urla, vedere i segni sul corpo della madre, vedere la madre cambiare radicalmente. Perché non dimentichiamo che una donna che subisce violenza cambia radicalmente il suo atteggiamento sino anche ad avere paura di relazionarsi con i propri figli. Proprio per questo è importantissimo intervenire senza esitare neanche un attimo e intervenire anche al rafforzamento della funzione genitoriale e del rapporto tra madre e figlio

Quando ci sono situazioni di violenza spesso le donne non hanno la forza o la possibilità di andarsene. Si riesce però in qualche modo a tutelare i bambini?

Beh purtroppo a meno che non ci sia qualcuno che si accorge della violenza che si perpetra dentro le mura domestiche, diciamo, è qualcuno che deve decidere di allontanarsi. La legge prevede delle garanzie per le donne vittime di violenza in particolare la possibilità di allontanare l’uomo violento. Ma devo dire che non è applicata troppo spesso. Se posso fare una considerazione, quello di cui ci stiamo rendendo conto è che non è tanto la mancanza di coraggio a bloccare le donne dall’allontanarsi da un marito violento, quanto la dipendenza economica. Purtroppo le donne e le mamme in particolare nel nostro Paese soffrono una condizione di discriminazione fortissima, perdono il lavoro non appena diventano madri, faticano a ritrovarlo, a rimanere nel mercato del lavoro, guadagnano di meno dei loro colleghi uomini. Quindi quando non c’è indipendenza economica è ovviamente più difficile lasciar la casa dove si vive con la propria famiglia.

Nella sua esperienza, i bambini riescono ogni tanto ad andare loro stessi a chiedere aiuto.

Capita e purtroppo non sempre gli esiti sono favorevolissimi nel senso che oltre a capitare che chiedano aiuto, e in questo caso va benissimo, capita che si ergano a difensori della mamma e spesso gli esiti non sono belli. C’è stata una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo su questo, per una mamma che aveva chiesto più volte l’intervento delle forze dell’ordine, che per diversi motivi non c’era stato, fino a che il figlio che si è messo in mezzo nell’ennesima scena di violenza tra il padre e questa donna, è stato accoltellato ed è morto.

Quali conseguenze si portano dentro questi bambini a lungo termine?

Beh sicuramente subito ci sono delle conseguenze sul lato dell’apprendimento e sull’umore e sul comportamento. A lungo termine  c’è un impatto molto forte sulla capacità di relazionarsi con i propri pari. Questi bambini rischiano di diventare a loro volta vittime o aguzzini.

Parliamo adesso invece della violenza che loro stessi subiscono

Purtroppo il maltrattamento nell’infanzia, che ovviamente non è solo la violenza fisica ma ci sono tanti modi di creare un impatto negativo sulla crescita dei propri figli, è un fenomeno diffuso in Italia. Ci sono dei dati su quanti bambini a carico dei servizi sociali sono vittime di maltrattamento e devo dire che sono sempre numeri rispetto ai quali non si può rimanere indifferenti. Mi sembra che gli ultimi parlassero di 1 su 5. Cosa fare? E’ importante attivare delle antenne molto forti. La chiusura della scuola sicuramente è stato un problema rispetto al fenomeno della violenza nei confronti dell’infanzia perché avere qualcuno che è fuori dalla famiglia e che vede come stai, ti vede tutti i giorni, vede se c’è qualche cambiamento, qualche indicatore del comportamento che ci fa capire che c’è qualcosa che non va, è fondamentale per  un bambino. Quindi questo periodo sono aumentate anche le chiamate al Telefono Azzurro e le richieste di aiuto. Bisogna sicuramente partire da un approccio alla genitorialità che deve essere un approccio positivo. Sicuramente la crisi economica non ha influito positivamente perché ovviamente in una casa dove ci sono due genitori che perdono il lavoro e che sono molto in difficoltà è chiaro che questo tipo di tensione è dannoso per i bambini.

Parliamo della violenza più orribile di tutti, quella sessuale: quanto è diffusa e come è possibile che uno non se ne accorga.

Come ci dicono i rapporti internazionali ma anche i dati dell’unità anticrimine della polizia in Italia, al contrario di quanto si dice sui giornali, le vittime di violenza sessuale sono spesso vittime per mano per conoscenti e parenti. Come si riconosce un segnale del genere? Non ci sono segnali specifici di violenza sessuale o di maltrattamenti di altro tipo o di disagi di altro tipo, ci sono dei segnali che fanno capire che il bambino non sta bene. Può essere un disegno, può essere un inappetenza, può essere una chiusura improvvisa o un non volontà di parlare; ci sono tantissimi campanelli di allarme che possono essere osservati. L’importane è rimanere in ascolto dei bambini, osservarli sempre e parlarci il più possibile perché poi quando ai bambini gli si da fiducia i bambini a loro volta danno fiducia. Ripeto ancora una volta sono fondamentali in questo senso tutti i presidi territoriali che sono fuori dall’abitazione in cui il bambino può trovare un rifugio, riparo: la scuola in primis. La scuola è il luogo dove i bambini passano tante ore della giornata ed è importantissimo che gli insegnanti, il personale scolastico tutto, anche quello amministrativo, sia formato nel riconoscere questo tipo di indicatori di disagio e nell’intervenire. Tropo spesso si ha molta paura di intervenire nei confronti dei ragazzi, si ha paura di sbagliare, di  avere una percezione sbagliata. Invece è importante parlare, segnalare a chi è competente perché poi chi è competente sa anche non fare una caccia al mostro ma indagare in maniera delicata su che cosa fa stare male quel bambino.

 

L’INTERVISTA

ANTONELLA INVERNO

Responsabile infanzia e adolescenza

Save The Children

 

Parliamo di violenza sui bambini con Antonella Inverno, responsabile infanzia e adolescenza di Save The Children Italia. Secondo lei perché si parla così poco della violenza sui bambini

E’ ancora difficile per l’opinione pubblica, anche se gli esperti lo sanno bene, capire che un bambino che assiste a violenza è un bambino che subisce violenza perché gli effetti, di breve, di medio e di lungo termine sono effetti devastanti sul suo sviluppo, non solo psichico. Addirittura abbiamo studiato che ci sono degli effetti anche a livello fisico sulla crescita. Assistere alla violenza non vuol dire solo vedere, generalmente, il padre che usa violenza sulla madre, non solo vederlo direttamente ma anche, banalmente, sentire una porta sbattuta, sentire le urla, vedere i segni sul corpo della madre, vedere la madre cambiare radicalmente. Perché non dimentichiamo che una donna che subisce violenza cambia radicalmente il suo atteggiamento sino anche ad avere paura di relazionarsi con i propri figli. Proprio per questo è importantissimo intervenire senza esitare neanche un attimo e intervenire anche al rafforzamento della funzione genitoriale e del rapporto tra madre e figlio

Quando ci sono situazioni di violenza spesso le donne non hanno la forza o la possibilità di andarsene. Si riesce però in qualche modo a tutelare i bambini?

Beh purtroppo a meno che non ci sia qualcuno che si accorge della violenza che si perpetra dentro le mura domestiche, diciamo, è qualcuno che deve decidere di allontanarsi. La legge prevede delle garanzie per le donne vittime di violenza in particolare la possibilità di allontanare l’uomo violento. Ma devo dire che non è applicata troppo spesso. Se posso fare una considerazione, quello di cui ci stiamo rendendo conto è che non è tanto la mancanza di coraggio a bloccare le donne dall’allontanarsi da un marito violento, quanto la dipendenza economica. Purtroppo le donne e le mamme in particolare nel nostro Paese soffrono una condizione di discriminazione fortissima, perdono il lavoro non appena diventano madri, faticano a ritrovarlo, a rimanere nel mercato del lavoro, guadagnano di meno dei loro colleghi uomini. Quindi quando non c’è indipendenza economica è ovviamente più difficile lasciar la casa dove si vive con la propria famiglia.

Nella sua esperienza, i bambini riescono ogni tanto ad andare loro stessi a chiedere aiuto.

Capita e purtroppo non sempre gli esiti sono favorevolissimi nel senso che oltre a capitare che chiedano aiuto, e in questo caso va benissimo, capita che si ergano a difensori della mamma e spesso gli esiti non sono belli. C’è stata una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo su questo, per una mamma che aveva chiesto più volte l’intervento delle forze dell’ordine, che per diversi motivi non c’era stato, fino a che il figlio che si è messo in mezzo nell’ennesima scena di violenza tra il padre e questa donna, è stato accoltellato ed è morto.

Quali conseguenze si portano dentro questi bambini a lungo termine?

Beh sicuramente subito ci sono delle conseguenze sul lato dell’apprendimento e sull’umore e sul comportamento. A lungo termine  c’è un impatto molto forte sulla capacità di relazionarsi con i propri pari. Questi bambini rischiano di diventare a loro volta vittime o aguzzini.

Parliamo adesso invece della violenza che loro stessi subiscono

Purtroppo il maltrattamento nell’infanzia, che ovviamente non è solo la violenza fisica ma ci sono tanti modi di creare un impatto negativo sulla crescita dei propri figli, è un fenomeno diffuso in Italia. Ci sono dei dati su quanti bambini a carico dei servizi sociali sono vittime di maltrattamento e devo dire che sono sempre numeri rispetto ai quali non si può rimanere indifferenti. Mi sembra che gli ultimi parlassero di 1 su 5. Cosa fare? E’ importante attivare delle antenne molto forti. La chiusura della scuola sicuramente è stato un problema rispetto al fenomeno della violenza nei confronti dell’infanzia perché avere qualcuno che è fuori dalla famiglia e che vede come stai, ti vede tutti i giorni, vede se c’è qualche cambiamento, qualche indicatore del comportamento che ci fa capire che c’è qualcosa che non va, è fondamentale per  un bambino. Quindi questo periodo sono aumentate anche le chiamate al Telefono Azzurro e le richieste di aiuto. Bisogna sicuramente partire da un approccio alla genitorialità che deve essere un approccio positivo. Sicuramente la crisi economica non ha influito positivamente perché ovviamente in una casa dove ci sono due genitori che perdono il lavoro e che sono molto in difficoltà è chiaro che questo tipo di tensione è dannoso per i bambini.

Parliamo della violenza più orribile di tutti, quella sessuale: quanto è diffusa e come è possibile che uno non se ne accorga.

Come ci dicono i rapporti internazionali ma anche i dati dell’unità anticrimine della polizia in Italia, al contrario di quanto si dice sui giornali, le vittime di violenza sessuale sono spesso vittime per mano per conoscenti e parenti. Come si riconosce un segnale del genere? Non ci sono segnali specifici di violenza sessuale o di maltrattamenti di altro tipo o di disagi di altro tipo, ci sono dei segnali che fanno capire che il bambino non sta bene. Può essere un disegno, può essere un inappetenza, può essere una chiusura improvvisa o un non volontà di parlare; ci sono tantissimi campanelli di allarme che possono essere osservati. L’importane è rimanere in ascolto dei bambini, osservarli sempre e parlarci il più possibile perché poi quando ai bambini gli si da fiducia i bambini a loro volta danno fiducia. Ripeto ancora una volta sono fondamentali in questo senso tutti i presidi territoriali che sono fuori dall’abitazione in cui il bambino può trovare un rifugio, riparo: la scuola in primis. La scuola è il luogo dove i bambini passano tante ore della giornata ed è importantissimo che gli insegnanti, il personale scolastico tutto, anche quello amministrativo, sia formato nel riconoscere questo tipo di indicatori di disagio e nell’intervenire. Tropo spesso si ha molta paura di intervenire nei confronti dei ragazzi, si ha paura di sbagliare, di  avere una percezione sbagliata. Invece è importante parlare, segnalare a chi è competente perché poi chi è competente sa anche non fare una caccia al mostro ma indagare in maniera delicata su che cosa fa stare male quel bambino.

 

LE DOMANDE PER VOI

  • Perché si parla così poco di violenza sui bambini?
  • Cosa fareste foste testimoni di una situazione di violenza?
  • Quai strumenti usare per tutelare meglio questi bambini?

VOI COSA NE PENSATE?

VOI COSA NE PENSATE?

Perché se ne parla poco? – Cosa fareste se testimoni di violenza? – Quali strumenti per tutelare i bambini?