TROPPO FREDDO PER SETTEMBRE

di Maurizio De Giovanni

Ridateci il commissario Ricciardi!

01 Dicembre 2020 – Si, di solito parlo di saggistica. Oggi faccio un’eccezione. Questo è uno sfogo e un appello. Dov’è il commissario Ricciardi?

A me piacciono i gialli, i thriller. Sono semplici da leggere, rapidi, perfetti quando si vuole far passare un po’ di tempo senza doversi concentrare troppo.

Ci sono due categorie: quelli solo di trama, in cui basta la storia. Hanno un loro valore. E poi ci sono quelli che hanno anche una buona scrittura, una profondità nella ricerca e descrizione dei personaggi, delle atmosfere, delle storia. Ma non vinceranno mai un premio Strega.

Questo è un genere considerato di serie B, a prescindere dalla qualità dei suoi autori. C’è un certo snobismo intellettuale. Non è sorprendente. In questi contesti si ha sempre un po’ la puzza sotto il naso, e si cerca di mostrarsi superiori, nascondendo le proprie “debolezze”.

In inglese le chiamano i  “guilty pleasures”, letteralmente “piaceri colpevoli”, ovvero quelli di cui si è consapevoli essere non all’altezza dell’immagine che uno ha, o vuole dare, di sé.

Io non sono d’accordo nel mettere tutto nello stesso calderone. Infatti De Giovanni, secondo me, non è l’unico autore valido. In Italia ne abbiamo più d’uno.

Primo di tutti, ovviamente, Andrea Camilleri.

Interessante, quasi divertente, il tributo che gli è stato rivolto al Premio Strega 2020, considerando che questo autore, morto all’età di 94 anni, dopo aver pubblicato più di 100 libri, tradotti in 120 lingue, e aver inventato il personaggio di Montalbano, protagonista anche di una serie televisiva che definire “di successo” è davvero riduttivo, in tutti questi anni non è mai stato considerato all’altezza di vincerlo.

Senza volerli paragonare al Maestro, ne vorrei citare altri italiani: Antonio Manzini, Marco Malvaldi, Gianrico Carofigio.

Tutto questo per tornare a De Giovanni. L’ho conosciuto con la serie dei “Bastardi di Pizzofalcone”, titolo accattivante, mi aveva incuriosito. I personaggi sono complessi, interessanti, alcuni molto divertenti (vedi Marco Aragona, che potrebbe sembrare una macchietta, ma che alla, pure lui, ha una profondità inaspettata).

Da lì sono passata alla serie di Ricciardi e mi sono innamorata. Consiglio questa lettura anche a chi, magari, non è di solito attratto dal genere.

I personaggi sono complessi, profondi, atmosfere piene di poesia, storie sempre interessanti.

De Giovanni decide di interrompere la serie, e se ne esce con Settembre. Personaggi banali, battute ripetute e inutili, storie poco interessanti. Perché? Forse perché è più facile e più rapido da scrivere? Conta più il numero della qualità dei libri per poter guadagnare? Ma in questo caso, la qualità vendeva, e molto. Allora perché questa discesa vertiginosa verso la mediocrità?

Da qui nasce il mio appello: Ridatemi il commissario Ricciardi, per favore!

 

COSA NE PENSO IO

Ridateci il commissario Ricciardi!

01 Dicembre 2020 – Si, di solito parlo di saggistica. Oggi faccio un’eccezione. Questo è uno sfogo e un appello. Dov’è il commissario Ricciardi?

A me piacciono i gialli, i thriller. Sono semplici da leggere, rapidi, perfetti quando si vuole far passare un po’ di tempo senza doversi concentrare troppo.

Ci sono due categorie: quelli solo di trama, in cui basta la storia. Hanno un loro valore. E poi ci sono quelli che hanno anche una buona scrittura, una profondità nella ricerca e descrizione dei personaggi, delle atmosfere, delle storia. Ma non vinceranno mai un premio Strega.

Questo è un genere considerato di serie B, a prescindere dalla qualità dei suoi autori. C’è un certo snobismo intellettuale. Non è sorprendente. In questi contesti si ha sempre un po’ la puzza sotto il naso, e si cerca di mostrarsi superiori, nascondendo le proprie “debolezze”.

In inglese le chiamano i  “guilty pleasures”, letteralmente “piaceri colpevoli”, ovvero quelli di cui si è consapevoli essere non all’altezza dell’immagine che uno ha, o vuole dare, di sé.

Io non sono d’accordo nel mettere tutto nello stesso calderone. Infatti De Giovanni, secondo me, non è l’unico autore valido. In Italia ne abbiamo più d’uno.

Primo di tutti, ovviamente, Andrea Camilleri.

Interessante, quasi divertente, il tributo che gli è stato rivolto al Premio Strega 2020, considerando che questo autore, morto all’età di 94 anni, dopo aver pubblicato più di 100 libri, tradotti in 120 lingue, e aver inventato il personaggio di Montalbano, protagonista anche di una serie televisiva che definire “di successo” è davvero riduttivo, in tutti questi anni non è mai stato considerato all’altezza di vincerlo.

Senza volerli paragonare al Maestro, ne vorrei citare altri italiani: Antonio Manzini, Marco Malvaldi, Gianrico Carofigio.

Tutto questo per tornare a De Giovanni. L’ho conosciuto con la serie dei “Bastardi di Pizzofalcone”, titolo accattivante, mi aveva incuriosito. I personaggi sono complessi, interessanti, alcuni molto divertenti (vedi Marco Aragona, che potrebbe sembrare una macchietta, ma che alla, pure lui, ha una profondità inaspettata).

Da lì sono passata alla serie di Ricciardi e mi sono innamorata. Consiglio questa lettura anche a chi, magari, non è di solito attratto dal genere.

I personaggi sono complessi, profondi, atmosfere piene di poesia, storie sempre interessanti.

De Giovanni decide di interrompere la serie, e se ne esce con Settembre. Personaggi banali, battute ripetute e inutili, storie poco interessanti. Perché? Forse perché è più facile e più rapido da scrivere? Conta più il numero della qualità dei libri per poter guadagnare? Ma in questo caso, la qualità vendeva, e molto. Allora perché questa discesa vertiginosa verso la mediocrità?

Da qui nasce il mio appello: Ridatemi il commissario Ricciardi, per favore!

 

DITE LA VOSTRA: rispondete alle domande

DISCUTETE: replicate direttamente ai nostri utenti

DITE LA VOSTRA: rispondete alle domande

DISCUTETE: replicate direttamente ai nostri utenti