IN CARCERE RISCHIO COVID: SCIOPERO DELLA FAME DI 48 ORE

25 Novembre 2020 – Saviano su Repubblica in pagina 1, Veronesi sul Corriere in pagina 52, lanciano un appello sulla situazione di rischio contagio nelle carceri affollate e annuniciano uno sciopero della fame di 48 ore. Invece di parlare di rimpasti di governo, didattica a distanza, cenoni di natale e orari di vigilie, oggi voglio parlare di cose serie.

Le domande di oggi: 

  • E’ giusto il rapporto tra reati commessi e persone in prigione?
  • Quali sono i problemi fondamentali del nostro sistema carcerario?
  • Cosa pensate di questo appello? Si parla abbastanza di questi temi? E come si dovrebbe parlarne?

25 Novembre 2020 – Questa mattina su La Repubblica, in prima pagina, un articolo di Roberto Saviano, un appello per il problema del sovraffollamento delle carceri e del forte rischio di contagio Covid, non solo per i detenuti ma anche per i lavoratori. Annuncia l’intenzione sua, e di tanti altri, di fare uno sciopero della fame di 48 ore per dare visibilità a questo problema.

Voglio aprire una parentesi: su La Repubblica, l’appello di Saviano comincia in prima pagina. Veronesi, sul Corriere della Sera, si trova a pagina 52.

Di cosa si parla in questi giorni sui giornali e telegiornali?

Rimpasto di governo: non mi appassiona. Dovevo trattarlo ieri, mi annoiava, mi sono impigrita, lo avrei fatto oggi. Per fortuna posso rimandare.

Maradona: ci sta, è stato un personaggio carismatico, pieno di luci e ombre. Il primo giorno pagine e pagine. Ora, per favore, parliamo d’altro.

Le scuole: i ragazzi, che passano la vita davanti ai computer e i cellulari, oggi gli si chiede di farlo qualche mese per salvare i loro genitori e i loro nonni, no, problema nazionale.

Si parla di cenone di natale: non so come commentare…

Anticipare la vigilia di due ore: qui un commento lo faccio, per tutti quelli che partecipano alla polemica e ne fanno una tragedia. Se vogliamo essere fiscali, Gesù è nato in Israele, quindi, teoricamente, per via del fuso orario, sono anni che si sarebbe dovuto festeggiare alle 23. Non mi sembra drammatico festeggiare alle 22, è bello anche per i bambini, non farli andare a letto troppo tardi e permettergli di vivere questa bella esperienza.

Si parla di tutto questo, e non degli 800 morti di ieri. Questa cifra rappresenta famiglie disperate. Altroché cenone e vigilia! Tutte queste persone, e le centinaia di questi ultimi mesi vivono un dolore fortissimo, passeranno le feste con un immenso senso di vuoto.

Per questo oggi sono “felice” di parlare di qualcosa di serio, di importante. Lo faccio anche ammettendo un mio senso di colpa: non avevo pensato alle prigioni. Nessuno ci pensa mai. I carcerati non sono cittadini di serie B. Sono persone che hanno sbagliato, e se si aiutassero, potrebbero uscire e avere una vita migliore.

Vorrei anche condividere dei miei dubbi sulla proporzione di persone recluse in rapporto alla tipologia di reato commesso. Non sono sicura che tante persone chiuse in cella dovrebbero starci.

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