I RAGAZZI CRESCONO PER DELUSIONE

PROF. MATTEO LANCINI

Psicologo – Psicoterapeuta – Pres. Ass. Minotauro (Milano) – Autore di molti libri sull’adolescenza

 

QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE DELLA DAD SUI NOSTRI RAGAZZI?

Nessuno lo sa. Nonostante ci siano, appunto, diverse affermazioni, è troppo presto per dire quali saranno le conseguenze sulle diverse età evolutive. Poi meriterebbe un approfondimento: un conto sono i bambini molto piccoli, poi le primarie, le secondarie, primo e secondo grado. Non dobbiamo limitare la didattica a distanza come semplificazione. Come fosse didattica a distanza e didattica in presenza. Io dico sempre che ci sono state delle ottime lezioni a distanza e ci saranno delle pessime lezioni in presenza.

Rimane il fatto che molto dipenderà da come gli adulti gestiranno questa pandemia. Se sapranno coglierne alcuni insegnamenti, a mio avviso fondamentali, può essere che le conseguenze saranno meno drammatiche per i ragazzi.

Io mi soffermerei molto, ma perché è quello che sto facendo in giro, di non dire “ma come stanno, che conseguenze avremo”. Dipenderà da come riapriremo la scuola, e quando l’avremo riaperta, che cosa avremo appreso da questa situazione emergenziale.

SI CRITICA LA SCUOLA: CHI SONO I RESPONSABILI DELLA SITUAZIONE ATTUALE?

La scuola è fatta di persone, di dirigenti scolastici, docenti, con cui lavoro. Il mio primo libro era proprio dedicato alla scuola, quasi 30 anni fa, fanno delle cose straordinarie. Si è visto anche durante la DAD.

La scuola non è un ente, è come dire “la famiglia”, si parla di “famiglia” e “scuola”. Ma ogni famiglia ha un suo funzionamento, è unico. La scuola ha una sua cultura affettiva che dipende dal territorio, dalle dirigenze, dai fatti più o meno drammatici che l’hanno caratterizzata.

Faccio sempre questo esempio. Cinque licei classici di Milano, tutti nella Milano della zona centrale, hanno cinque culture differenti. Si immagini se io mi sento, che lavoro con le scuole, di dire come vanno le scuole.

Ogni scuola declina la propria funzione in base alla propria cultura affettiva e a mio avviso ci sono scuole che hanno una cultura affettiva più identificata con i bisogni e le esigenze degli adolescenti odierni, davvero più capace di essere una scuola di adulti autorevoli. Altre un po’, invece, più sbilanciate su un’idea di scuola che è più organizzata sulle esigenze degli insegnanti, nel sentire di aver fatto bene il proprio mestiere, che sulle esigenze dei propri studenti/allievi.

CI SONO DELLE RIFORME CHE ANDREBBERO FATTE PER MIGLIORARE TUTTA LA SCUOLA?

Si. Ma le sanno tutti, sono tutti d’accordo, in tutti i tavoli, secondo me. Il problema è che poi sono molto difficili da applicare davanti a una istituzione molto complessa. Non ho i dati certi ma credo che i dipendenti dell’università e della ricerca del ministero siano intorno a un milione, tra una storia e l’altra.

Comunque, i docenti, per dire, dell’ufficio scolastico della Lombardia – io lavoro al tavolo che si occupa di contrastare la dispersione scolastica – sono duecento mila. Il problema è cosa vuol dire portarli a regime, riuscire ad organizzarli.

Comunque, secondo me, quelle che ho sentito in questi anni, sono quelle giuste.

La prima è che dovremmo riorganizzare lo strapotere della materia e della disciplina. La scuola italiana, soprattutto sulle secondarie, è ancora organizzata in riunioni per materia. Che, a mio avviso, solo a mio avviso, questo era adatto a un sistema diverso.  Oggi si continua a pensare che quello che conta è interrogare e che i ragazzi devono rispondere. Invece conta la co-costruzione dei saprei, conta insegnargli a fare delle domande.

L’altra è un collegamento a internet 24 ore al giorno. Non si capisce perché, se l’unico lavoro certo che avranno i ragazzi che frequentano oggi la scuola, implicherà l’utilizzo di internet, perché oggi non si faccia non solo educazione alla saggezza digitale con quella che è l’educazione civica, che adesso è stata reintrodotta e che riguarda anche la vita di internet.  Ma perché, ad esempio, non si fanno prove di maturità – adesso, passata la pandemia, e io lo sto dicendo da anni – tutti connessi ad internet.

Oggi bisognerebbe valutare usando internet. Invece internet viene visto come copiare.

Non ho mai capito perché quando da bambini noi andavamo a fare le ricerche – io cito sempre quelle che  mi ricordo dell’infanzia, sulle opere di Leonardo di Milano, nei Navigli – andavo in biblioteca o dai libri copiavo mi dicevano “bravo, hai fatto ricerca”. Se lo fanno gli adolescenti in internet hanno copiato.

Internet deve essere annesso nei nostri progetti culturali. La scuola deve usare internet come un amplificatore. Quindi, la mia riforma è questa: quando la riapriremo, la scuola, dovrebbe non chiudere mai più. Altroché non far chiudere mai i centri commerciali o i supermarket, che sono aperti 24 ore. Scuole aperte 24 ore, dove si fa scuola, si fanno tante attività laboratoriali, aperte al territorio. La scuola si apre, entrano i grandi artisti, le grandi competenze, i grandi economisti.

Si può fare di tutto, tutti connessi a internet, perché è la prima cosa che è emersa da questa pandemia è che la povertà educativa ha anche un’affinità con la povertà digitale. Le famiglie che sono più in difficoltà non consento ai figli di accedere a internet, che è un diritto garantito dall’ONU per i minori.

I RAGAZZI SONO CONSAPEVOLI DELLA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE COVID O SI SONO CONCENTRATI SUI LORO DESIDERI, I LORO DIRITTI?

Gli adolescenti si, gli adulti no, che soprattutto non si sono del tutto interessati di chi non vota, che sono gli adolescenti. E questo non lo dico io. Continuano ad uscire testi, alcuni importantissimi, di giornalisti di primo piano, dei quotidiani, sulla sparizione dei bambini e degli adolescenti durante la pandemia.

Io capisco che i ragazzi non votino ogni volta che un adolescente, dieci adolescenti o cento adolescenti fan qualcosa, “ecco gli adolescenti!”

Ma vogliamo parlare di come si sono comportati il sabato ai mercati comunali degli adulti o degli anziani che assaltavano per il pollo? O cosa è successo i primi giorni – il lockdown non me lo dimenticherà mai, il weekend dell’8 e 9 marzo – mentre gran parte degli adulti assaltavano i supermarket o scappavano su dei treni per raggiungere le loro seconde case o il luogo di origine, si scriveva che erano gli adolescenti in giro a farsi l’aperitivo e a uccidere i nonni.

Per carità. Generazioni che hanno a cuore i loro nonni come poche perché mentre noi lavoravamo gli hanno cresciuti.

Non ho mai visto tante generazioni – lo vado in giro dicendo, ho scritto anche una lettera a proposito – di ragazzi che si fanno tatuare la data di morte del nonno.

I ragazzi, se li responsabilizzi hanno capito. Hanno benissimo presente che era una società dove già gli adulti non volevano parlare del dolore. C’è una rimozione della morte che si vede anche nonostante si parli di morte durante la pandemia.

Conosco tanti ragazzi, non ho un modello che è seducente. Voglio essere chiaro: non faccio lo psicologo dalla parte dei ragazzi, anzi. Abbiamo un modello che prende in carico gli adulti. Ma sarà meglio che una pandemia sia un’occasione per finalmente smetterla di guardare gli adolescenti senza vederli. Sarà meglio vederli per quello che sono. Ragazzi non onnipotenti, meno trasgressivi e semmai che, purtroppo, ce lo dicono i dati, quando stanno male attaccano se stessi, non gli altri. Senno, non staremo io e lei qui a discutere tranquillamente. Ci sarebbero state tante ragioni per un conflitto portato avanti dai giovani. Invece, come ha visto, il tasso è bassissimo.

LA PANDEMIA FOSSE ARRIVATA IN GENERAZIONI PRECEDENTI, I COMPORTAMENTI SAREBBERO STATI GLI STESSI?

E’ difficile saperlo, non c’era internet, c’era una società sessuofobica,

Oggi, tenga conto che le grandi novità ci dicono che c’è internet, che ai ragazzi del sesso non interessa praticamente più niente. Vai a sapere se avessero chiuso, all’epoca, ragazzi che non avessero potuto avere relazioni sessuali per interi mesi. Invece oggi il sesso è una delle materie più passate di moda. E’ solo all’inizio la recessione sessuale. E soprattutto oggi non si cresce più per trasgressione, per opposizione ma per delusione.

Non so cosa sarebbe successo, ma è indubbio che oggi, il problema dei ragazzi, è che la trasgressione è scomparsa, il sesso non interessa più nessuno, interessa penetrare la mente dell’altro, non il corpo. Il selfie, il sextie, molto più della sessualità. E si cresce per delusione.

Il problema è che c’è una fragilità adulta che fa fatica oggi a parlare del dolore, della sofferenza.

Accettare il fatto che ormai, da anni, soggetti adolescenti sono narcisisti e non edipici, non trasgrediscono più. E quando soffrono, invece di attaccare l’adulto, attaccano se stessi. Aumento dei suicidi, dei tagli, dei disturbi alimentari. Ragazzi che si suicidano socialmente quando dovrebbero nascere socialmente. Queste sono le problematiche degli adolescenti odierni. Continuare a pensarli come trasgressivi, oppositivi, perché qualcuno, anche durante la pandemia, si è messo nei centri delle nostre città, nel ponte più famoso di Roma, su lungomare di Napoli o al centro di Gallarate, per far cosa? Una rissa che era a favore di telecamere. Oggi il problema è questo. Infatti non brandivano certo molti bastoni. Molte telecamere.

Oggi conta la popolarità. E questo è un contesto sociale che già prima della pandemia aveva favorito enormemente l’individualismo, la competizione, il successo a tutti i costi. Questo, per esempio, la scuola dovrebbe tenerlo in considerazione perché dice di contrastare le competizioni ma a volte le alimenta, facendo valutazioni che di solito dovrebbero tener conto di quali sono le problematiche degli adolescenti odierni.

E’ ora che gli adulti si assumano qualche responsabilità, altro che chiederla a delle generazioni che sono pacifiche dopo che le abbiamo plastificato i mari, disboscato il pianeta, creato una crisi economica nel 2008 senza precedenti. E ora una pandemia. Diventeranno più poveri di noi, avranno un futuro incertissimo. E ancora a dire che i mali sono loro, senno staremmo molto bene.

I RAGAZZI SONO DELUSI DA COSA?

E’ il funzionamento psichico. In passato tu crescevi all’interno di una famiglia e di un sistema dove la norma, la regola è la sottomissione all’adulto e all’altro, erano il motivo fondante. eri avvezzo a un dolore mentale sin dalle origini. Un modello che non rimpiango assolutamente perché ha fatto un sacco di disastri, che ha rovinato la mia vita e di molte persone che io conosco. Un modello in cui tu dovevi sempre lavorare di più, se succedeva qualcosa era colpa tua. Insomma, il famoso senso di colpa. E quando arrivava l’adolescenza realizzavi te stesso configgendo con l’adulto. La realizzazione di sé aveva a che fare col fatto che i compiti evolutivi ti costringevano a guardare l’adulto e a realizzare te stesso trasgredendo.

Oggi invece si cresce in miti affettivi: il passaggio dalla famiglia che io chiamo del padre simbolico, autoritario, alla famiglia di oggi, della madre virtuale. Una famiglia molto espressiva dove si cresce a distanza ma sempre vicini nella mente.

Modelli di marketing, di cartoni animati 24 ore al giorno, di trasmissioni televisive, di popolarità, di successo, di rimozione del dolore, a cui internet non è certo estranea, conta anche la sottocultura massmediatica. Ed ecco che quando arriva l’adolescenza il problema non è più il conflitto tra super io e io, ma tra un ideale dell’io elevatissimo e quello che sei tu in termini di corpo, ad esempio, che arriva e devi accettare questo,  e di popolarità che non è detto che tu abbia.

Il tema oggi è come cresci? Accettando quote di delusione, deludendo i tuoi insegnanti e deludendo i tuoi genitori. Ma siccome deludere è troppo doloroso, soprattutto essere delusi per genitori e insegnanti, , conviene a volte, continuare a pensare che il problema del figlio che va controllato, che è trasgressivo,  che è oppositivo. Invece, il problema è che cosa vuol dire aiutare oggi a tollerare la delusione.

Ma attenzione, quando sento parlare di tollerare la delusione, ogni tanto si alza qualche insegnante che dice: ecco, esatto, la bocciatura lo aiuterà. No. La bocciatura su un soggetto narcisista lo porta ad allontanarsi dall’esperienza scolastica. Noi abbiamo un problema: la dispersione scolastica, che in Italia, da 40 anni che è prevalentemente maschile, lo sanno tutti, e che non sappiamo come contrastare. Avviene nel  biennio delle secondarie di secondo grado, quasi esclusivamente, per tanti motivi, però anche perché è sono gli anni in cui li bocciamo di più.

Sarà ora di prendersi in carico delle nuove generazioni, soprattutto se c’è una pandemia e dire: ragazzi, per ora stiamo qua. Stiamo insieme, cerchiamo di costruire un futuro.

Ma guardi che adesso c’è chi sostiene che i ragazzi hanno dei debiti da recuperare. Ora, se neanche una pandemia gli fa capire che gli adolescenti che hanno qualche credito rispetto agli adulti, continuiamo a pensare che hanno crediti da recuperare. Anzi, come avete visto, alcuni lo fanno. Il problema è che ci hanno fregati, meglio bendarli mentre li interrogano. E, se possibile, anzi, bocciarli, perché già l’anno scorso sono stati tutti promossi. Loro sì che hanno avuto un anno sabbatico. Come se non avessero respirato il dolore, gli aspetti depressivi, l’economia in crisi, i genitori e i nonni che non ci sono più.

I ragazzi non sono mica dei neonati. Capisco che in Italia si continui ad adultizzare l’infanzia e poi si infantilizzi l’adolescenza. Non sarà meglio avere in mente che se li ascolti, i ragazzi di oggi, a 14 anni, hanno un livello di intelligenza, una competenza relazionale molto superiore alla nostra. Però capisco che è difficile. Allora siccome non li vedi, non li incontri, meglio raccontare che sono i vecchi adolescenti che eravamo noi. Ma non sono quello.

NON CI SONO PIU’ LE PUNIZIONI. NON SI DOVREBBE RIPORTARE I RAGAZZI A PRENDERSI LE PRORIE RESPOBNSABILITA’, FARGLI CAPIRE CHE LORO SONO RESPONSABILI DEL LORO FUTURO?

Come no. Consegnandogli dei ruoli e delle responsabilità. Ma smettendola di trattarli come se fossero  “gli adolescenti”.

Io non sopporto è il ricorso ai “no”, ai paletti e i limiti che aiutano a crescere o ancora le punizioni privative. Vogliamo farle? Guardate che con gli adolescenti non funzionano. Ma non è mica perché sono ribelli. Perché non li abbiamo educati diversamente.

Se volgiamo reintrodurre le vergate a scuola quando un bambino fa qualcosa, oppure le punizioni corporali, ragionateci. Siccome sono state abolite, si pensa a un bambino più espressivo, più creativo, che deve avere tanti amici, deve scegliere lo sport, non deve mai perdere il contatto con la mamma. Le ricordo che lo spacciatore di internet da anni, è noto, è la mamma. Ha chiuso i cortili perché i bambini correvano troppi rischi, non sopportava le sbucciature delle ginocchia, non li fa più tornare a scuola perché non si sa mai, anzi, accompagnarli perché chissà cosa succede.

Hanno virtualizzato tutte le esperienze per tenere buoni gli adulti. Se li cresci così, e gli spieghi che questo è il modello, non capisco perché poi, con l’arrivo dell’adolescenza si rieditano i no che aiutano a crescere.

Iniziamo dall’infanzia. Un conto è infilare il primo paletto che ti faceva sentire inadeguato, che ti dovevi sottomettere, ti interrompeva la relazione affettiva a un ora di nascita. Un conto è godersi l’infanzia dei figli espressivi e creativi,che bello. Poi quando arriva l’adolescenza, siccome non ci piacciono più, “Ah, non studi, ti tolgo la PlayStation.”

Guardi che la scuola, a proposito di riforme, ha ancora dei dispositivi, e a volte purtroppo la famiglia, come se avesse seduto al tavolo, al banco scolastico, a rotelle o non a rotelle non mi interessa, o a cena, non c’è più un soggetto edipico. Tant’è che la scuola, saranno 20 anni fa, o forse 25, si è inventata la sospensione con l’obbligo di frequenza.”

Se cambi modelli educativi, i modelli affettivi, i figli crescono come li vuoi tu. Poi non li puoi guardare come li abbiamo guardati quest’anno e dire “Eh, adesso stai esagerando”. Proprio adesso he è arrivata l’adolescenza? “Si certo”. Finché ti riprendevo io tutti i giorni a partire dalla recita all’asilo bene. Ma se il cellulare ce l’hai tu si chiama dipendenza. Non dovevi mai stare solo nell’infanzia. Adesso “studia da solo nella tua stanza, senno ti tolgo la PlayStation”.

Diciamo, i ragazzi non si ribellano. Dico vabbè, li vedo un po’ angosciati. Sarà meglio che mi rivolga al potere orientativo dei coetanei, agli youtuber e agli influencer.

Guardi che oggi gli adulti sono troppo fragili, questo è il problema. Non gli adolescenti. Purtroppo non riescono a comprendere di cos’hanno bisogno davvero loro. E quindi preferiscono dire che è internet a portare al suicidio, la “challange”, ma che invece volevano vivere, o sono dipendenti dalla rete. Ma che stanno benissimo.”

PERCHE’ SONO PIU’ FRAGILI GLI ADULTI, I GENITORI?

Sono più fragili perché un po’ di senso di colpa materno c’è sempre stato. E’ indubbio che ci sono state delle trasformazioni nei ruoli che hanno riportato delle rimodulazioni. Ma non è il primo, è il primo che mi viene in mente. Per esempio, oggi, grazie a dio, l’identità femminile non ha più nella maternità l’apice com’era per mia nonna.

E quindi un modello molto attento che cerca di togliere dolori al figlio e via dicendo, ha poi delle aspettative che il figlio stia bene. Invece non è che se tu togli tutti gli ostacoli della crescita abbiamo scoperto che qualcuno starà bene sin dall’infanzia. Perché è una società individualista, è caduta la collettività.

Cresciamo in una società dove una cultura massmediatica tende ad amplificare che c’è la colpa, la colpa, o è colpa della famiglia o della scuola. Come se non fosse colpa di una società in cui o hai successo o sei popolare o tiri una sedia in testa a qualcuno in una trasmissione televisiva o il giorno dopo è un po’ difficile che tu abbia la prima pagina. Sono modelli che abbiamo proposto e che ci parlano di una certa difficoltà, oggi, a tollerare questo.

I figli sono soggetti che possono parlare del dolore e soffrire. Sarà meglio che la sera, a tavola, invece di punire e togliere la PlayStation, gli si chieda: come va oggi in internet, che ti abbiamo costretto. Pensi di suicidarti o stai bene? Tutte domande che i ragazzi possono anche affrontare a scuola nella prima ora di lezione. Corpo, suicidio, sostenibilità del pianeta. Tutte questioni che sono al centro delle loro attenzioni. Ma gli adulti non vogliono sentire.

Quando muore un ragazzo, si dirà che è stata una challenge, internet, ma loro volevano vivere. Gli adulti sono troppo fragili per tollerare il dolore, per chiedere, per aprire. Su questo dobbiamo lavorare. Oggi i ragazzi non parlano alla mamma, al papa, all’insegnante, non perché hanno paura, ma perché hanno paura di deluderli e di angosciarli troppo. Questo bisogna dire. Senno continuiamo a togliergli internet, a dire che vanno limitati, che non li aiutano a crescere.

NEL NOSTRO PAESE SONO TANTE LE DONNE A CASA CON I FIGLI E SI TA CERCANDO DI PORTARLE A LAVORO. IN ALCUNI PAESI DEL NORD, NEGLI STATI UNITI, SI STA FACENDO QUALCHE PASSO INDIETRO. LA DONNA CHE DECIDE DI DEDICARSI PER QUALCHE ANNO AI BAMBINI VIENE APPREZZATA, E SI AIUTA A REINSERIRLA NEL MONDO DEL LAVORO. QUAL’E’ LA MIGLIORE SOLUZIONE?

Io sono convinto che ci sia ancora molto da fare per le pari opportunità, per i divari sociali. Io credo che l’invenzione degli asili nido e delle scuole materne siano non un invenzione, L’Invenzione. Non dimentichiamo che quelli dell’Emilia Romagna ce le studiano tutto il mondo. In Lombardia i grandi lavori di Susanna Mantovani sono grandissime esperienze. Il fatto che ci sia la possibilità, avvolte purtroppo la necessità, che entrambi i genitori lavorino. Io sono molto più favorevole alla famiglia odierna della madre virtuale, che quella del padre simbolico, autoritario che, ripeto, ha rovinato le vite. Detto questo, non vorrei che nella precocizzazione, questo si… addirittura, perché, pur di togliersi le incertezze, sono stati i bambini che a 6 mesi si sono incontrati nell’androne del palazzo, si sono detti: “anche tu ti annoi con tua madre? Apriamo un asilo nido”. E’ chiaro che a 6 mesi i bambini starebbero anche a casa con la mamma. A volte, infatti, non hanno sviluppato tutte le difese immunitarie e via dicendo. Non è che io penso che questo significhi che dobbiamo tornare indietroPenso che bisogna integrare, andare avanti. Io, più che tornare indietro. Penso che ci siano state esagerazioni, che vanno riprese dal corso pre parto. Ma l’infanzia va abbastanza bene. Il problema che abbiamo è che quando arrivano adolescenti li reinfantilizziamo dopo averli adultizzati e precocizzati prima. E’ questo che non ha senso.

L’INTERVISTA

PROF. PAOLO VALERIO

Psicologo – Psicoterapeuta – Pres. Ass. Minotauro (Milano) – Autore di molti libri sull’adolescenza

 

QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE DELLA DAD SUI NOSTRI RAGAZZI?

Nessuno lo sa. Nonostante ci siano, appunto, diverse affermazioni, è troppo presto per dire quali saranno le conseguenze sulle diverse età evolutive. Poi meriterebbe un approfondimento: un conto sono i bambini molto piccoli, poi le primarie, le secondarie, primo e secondo grado. Non dobbiamo limitare la didattica a distanza come semplificazione. Come fosse didattica a distanza e didattica in presenza. Io dico sempre che ci sono state delle ottime lezioni a distanza e ci saranno delle pessime lezioni in presenza.

Rimane il fatto che molto dipenderà da come gli adulti gestiranno questa pandemia. Se sapranno coglierne alcuni insegnamenti, a mio avviso fondamentali, può essere che le conseguenze saranno meno drammatiche per i ragazzi.

Io mi soffermerei molto, ma perché è quello che sto facendo in giro, di non dire “ma come stanno, che conseguenze avremo”. Dipenderà da come riapriremo la scuola, e quando l’avremo riaperta, che cosa avremo appreso da questa situazione emergenziale.

SI CRITICA LA SCUOLA: CHI SONO I RESPONSABILI DELLA SITUAZIONE ATTUALE?

La scuola è fatta di persone, di dirigenti scolastici, docenti, con cui lavoro. Il mio primo libro era proprio dedicato alla scuola, quasi 30 anni fa, fanno delle cose straordinarie. Si è visto anche durante la DAD.

La scuola non è un ente, è come dire “la famiglia”, si parla di “famiglia” e “scuola”. Ma ogni famiglia ha un suo funzionamento, è unico. La scuola ha una sua cultura affettiva che dipende dal territorio, dalle dirigenze, dai fatti più o meno drammatici che l’hanno caratterizzata.

Faccio sempre questo esempio. Cinque licei classici di Milano, tutti nella Milano della zona centrale, hanno cinque culture differenti. Si immagini se io mi sento, che lavoro con le scuole, di dire come vanno le scuole.

Ogni scuola declina la propria funzione in base alla propria cultura affettiva e a mio avviso ci sono scuole che hanno una cultura affettiva più identificata con i bisogni e le esigenze degli adolescenti odierni, davvero più capace di essere una scuola di adulti autorevoli. Altre un po’, invece, più sbilanciate su un’idea di scuola che è più organizzata sulle esigenze degli insegnanti, nel sentire di aver fatto bene il proprio mestiere, che sulle esigenze dei propri studenti/allievi.

CI SONO DELLE RIFORME CHE ANDREBBERO FATTE PER MIGLIORARE TUTTA LA SCUOLA?

Si. Ma le sanno tutti, sono tutti d’accordo, in tutti i tavoli, secondo me. Il problema è che poi sono molto difficili da applicare davanti a una istituzione molto complessa. Non ho i dati certi ma credo che i dipendenti dell’università e della ricerca del ministero siano intorno a un milione, tra una storia e l’altra.

Comunque, i docenti, per dire, dell’ufficio scolastico della Lombardia – io lavoro al tavolo che si occupa di contrastare la dispersione scolastica – sono duecento mila. Il problema è cosa vuol dire portarli a regime, riuscire ad organizzarli.

Comunque, secondo me, quelle che ho sentito in questi anni, sono quelle giuste.

La prima è che dovremmo riorganizzare lo strapotere della materia e della disciplina. La scuola italiana, soprattutto sulle secondarie, è ancora organizzata in riunioni per materia. Che, a mio avviso, solo a mio avviso, questo era adatto a un sistema diverso.  Oggi si continua a pensare che quello che conta è interrogare e che i ragazzi devono rispondere. Invece conta la co-costruzione dei saprei, conta insegnargli a fare delle domande.

L’altra è un collegamento a internet 24 ore al giorno. Non si capisce perché, se l’unico lavoro certo che avranno i ragazzi che frequentano oggi la scuola, implicherà l’utilizzo di internet, perché oggi non si faccia non solo educazione alla saggezza digitale con quella che è l’educazione civica, che adesso è stata reintrodotta e che riguarda anche la vita di internet.  Ma perché, ad esempio, non si fanno prove di maturità – adesso, passata la pandemia, e io lo sto dicendo da anni – tutti connessi ad internet.

Oggi bisognerebbe valutare usando internet. Invece internet viene visto come copiare.

Non ho mai capito perché quando da bambini noi andavamo a fare le ricerche – io cito sempre quelle che  mi ricordo dell’infanzia, sulle opere di Leonardo di Milano, nei Navigli – andavo in biblioteca o dai libri copiavo mi dicevano “bravo, hai fatto ricerca”. Se lo fanno gli adolescenti in internet hanno copiato.

Internet deve essere annesso nei nostri progetti culturali. La scuola deve usare internet come un amplificatore. Quindi, la mia riforma è questa: quando la riapriremo, la scuola, dovrebbe non chiudere mai più. Altroché non far chiudere mai i centri commerciali o i supermarket, che sono aperti 24 ore. Scuole aperte 24 ore, dove si fa scuola, si fanno tante attività laboratoriali, aperte al territorio. La scuola si apre, entrano i grandi artisti, le grandi competenze, i grandi economisti.

Si può fare di tutto, tutti connessi a internet, perché è la prima cosa che è emersa da questa pandemia è che la povertà educativa ha anche un’affinità con la povertà digitale. Le famiglie che sono più in difficoltà non consento ai figli di accedere a internet, che è un diritto garantito dall’ONU per i minori.

I RAGAZZI SONO CONSAPEVOLI DELLA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE COVID O SI SONO CONCENTRATI SUI LORO DESIDERI, I LORO DIRITTI?

Gli adolescenti si, gli adulti no, che soprattutto non si sono del tutto interessati di chi non vota, che sono gli adolescenti. E questo non lo dico io. Continuano ad uscire testi, alcuni importantissimi, di giornalisti di primo piano, dei quotidiani, sulla sparizione dei bambini e degli adolescenti durante la pandemia.

Io capisco che i ragazzi non votino ogni volta che un adolescente, dieci adolescenti o cento adolescenti fan qualcosa, “ecco gli adolescenti!”

Ma vogliamo parlare di come si sono comportati il sabato ai mercati comunali degli adulti o degli anziani che assaltavano per il pollo? O cosa è successo i primi giorni – il lockdown non me lo dimenticherà mai, il weekend dell’8 e 9 marzo – mentre gran parte degli adulti assaltavano i supermarket o scappavano su dei treni per raggiungere le loro seconde case o il luogo di origine, si scriveva che erano gli adolescenti in giro a farsi l’aperitivo e a uccidere i nonni.

Per carità. Generazioni che hanno a cuore i loro nonni come poche perché mentre noi lavoravamo gli hanno cresciuti.

Non ho mai visto tante generazioni – lo vado in giro dicendo, ho scritto anche una lettera a proposito – di ragazzi che si fanno tatuare la data di morte del nonno.

I ragazzi, se li responsabilizzi hanno capito. Hanno benissimo presente che era una società dove già gli adulti non volevano parlare del dolore. C’è una rimozione della morte che si vede anche nonostante si parli di morte durante la pandemia.

Conosco tanti ragazzi, non ho un modello che è seducente. Voglio essere chiaro: non faccio lo psicologo dalla parte dei ragazzi, anzi. Abbiamo un modello che prende in carico gli adulti. Ma sarà meglio che una pandemia sia un’occasione per finalmente smetterla di guardare gli adolescenti senza vederli. Sarà meglio vederli per quello che sono. Ragazzi non onnipotenti, meno trasgressivi e semmai che, purtroppo, ce lo dicono i dati, quando stanno male attaccano se stessi, non gli altri. Senno, non staremo io e lei qui a discutere tranquillamente. Ci sarebbero state tante ragioni per un conflitto portato avanti dai giovani. Invece, come ha visto, il tasso è bassissimo.

LA PANDEMIA FOSSE ARRIVATA IN GENERAZIONI PRECEDENTI, I COMPORTAMENTI SAREBBERO STATI GLI STESSI?

E’ difficile saperlo, non c’era internet, c’era una società sessuofobica,

Oggi, tenga conto che le grandi novità ci dicono che c’è internet, che ai ragazzi del sesso non interessa praticamente più niente. Vai a sapere se avessero chiuso, all’epoca, ragazzi che non avessero potuto avere relazioni sessuali per interi mesi. Invece oggi il sesso è una delle materie più passate di moda. E’ solo all’inizio la recessione sessuale. E soprattutto oggi non si cresce più per trasgressione, per opposizione ma per delusione.

Non so cosa sarebbe successo, ma è indubbio che oggi, il problema dei ragazzi, è che la trasgressione è scomparsa, il sesso non interessa più nessuno, interessa penetrare la mente dell’altro, non il corpo. Il selfie, il sextie, molto più della sessualità. E si cresce per delusione.

Il problema è che c’è una fragilità adulta che fa fatica oggi a parlare del dolore, della sofferenza.

Accettare il fatto che ormai, da anni, soggetti adolescenti sono narcisisti e non edipici, non trasgrediscono più. E quando soffrono, invece di attaccare l’adulto, attaccano se stessi. Aumento dei suicidi, dei tagli, dei disturbi alimentari. Ragazzi che si suicidano socialmente quando dovrebbero nascere socialmente. Queste sono le problematiche degli adolescenti odierni. Continuare a pensarli come trasgressivi, oppositivi, perché qualcuno, anche durante la pandemia, si è messo nei centri delle nostre città, nel ponte più famoso di Roma, su lungomare di Napoli o al centro di Gallarate, per far cosa? Una rissa che era a favore di telecamere. Oggi il problema è questo. Infatti non brandivano certo molti bastoni. Molte telecamere.

Oggi conta la popolarità. E questo è un contesto sociale che già prima della pandemia aveva favorito enormemente l’individualismo, la competizione, il successo a tutti i costi. Questo, per esempio, la scuola dovrebbe tenerlo in considerazione perché dice di contrastare le competizioni ma a volte le alimenta, facendo valutazioni che di solito dovrebbero tener conto di quali sono le problematiche degli adolescenti odierni.

E’ ora che gli adulti si assumano qualche responsabilità, altro che chiederla a delle generazioni che sono pacifiche dopo che le abbiamo plastificato i mari, disboscato il pianeta, creato una crisi economica nel 2008 senza precedenti. E ora una pandemia. Diventeranno più poveri di noi, avranno un futuro incertissimo. E ancora a dire che i mali sono loro, senno staremmo molto bene.

I RAGAZZI SONO DELUSI DA COSA?

E’ il funzionamento psichico. In passato tu crescevi all’interno di una famiglia e di un sistema dove la norma, la regola è la sottomissione all’adulto e all’altro, erano il motivo fondante. eri avvezzo a un dolore mentale sin dalle origini. Un modello che non rimpiango assolutamente perché ha fatto un sacco di disastri, che ha rovinato la mia vita e di molte persone che io conosco. Un modello in cui tu dovevi sempre lavorare di più, se succedeva qualcosa era colpa tua. Insomma, il famoso senso di colpa. E quando arrivava l’adolescenza realizzavi te stesso configgendo con l’adulto. La realizzazione di sé aveva a che fare col fatto che i compiti evolutivi ti costringevano a guardare l’adulto e a realizzare te stesso trasgredendo.

Oggi invece si cresce in miti affettivi: il passaggio dalla famiglia che io chiamo del padre simbolico, autoritario, alla famiglia di oggi, della madre virtuale. Una famiglia molto espressiva dove si cresce a distanza ma sempre vicini nella mente.

Modelli di marketing, di cartoni animati 24 ore al giorno, di trasmissioni televisive, di popolarità, di successo, di rimozione del dolore, a cui internet non è certo estranea, conta anche la sottocultura massmediatica. Ed ecco che quando arriva l’adolescenza il problema non è più il conflitto tra super io e io, ma tra un ideale dell’io elevatissimo e quello che sei tu in termini di corpo, ad esempio, che arriva e devi accettare questo,  e di popolarità che non è detto che tu abbia.

Il tema oggi è come cresci? Accettando quote di delusione, deludendo i tuoi insegnanti e deludendo i tuoi genitori. Ma siccome deludere è troppo doloroso, soprattutto essere delusi per genitori e insegnanti, , conviene a volte, continuare a pensare che il problema del figlio che va controllato, che è trasgressivo,  che è oppositivo. Invece, il problema è che cosa vuol dire aiutare oggi a tollerare la delusione.

Ma attenzione, quando sento parlare di tollerare la delusione, ogni tanto si alza qualche insegnante che dice: ecco, esatto, la bocciatura lo aiuterà. No. La bocciatura su un soggetto narcisista lo porta ad allontanarsi dall’esperienza scolastica. Noi abbiamo un problema: la dispersione scolastica, che in Italia, da 40 anni che è prevalentemente maschile, lo sanno tutti, e che non sappiamo come contrastare. Avviene nel  biennio delle secondarie di secondo grado, quasi esclusivamente, per tanti motivi, però anche perché è sono gli anni in cui li bocciamo di più.

Sarà ora di prendersi in carico delle nuove generazioni, soprattutto se c’è una pandemia e dire: ragazzi, per ora stiamo qua. Stiamo insieme, cerchiamo di costruire un futuro.

Ma guardi che adesso c’è chi sostiene che i ragazzi hanno dei debiti da recuperare. Ora, se neanche una pandemia gli fa capire che gli adolescenti che hanno qualche credito rispetto agli adulti, continuiamo a pensare che hanno crediti da recuperare. Anzi, come avete visto, alcuni lo fanno. Il problema è che ci hanno fregati, meglio bendarli mentre li interrogano. E, se possibile, anzi, bocciarli, perché già l’anno scorso sono stati tutti promossi. Loro sì che hanno avuto un anno sabbatico. Come se non avessero respirato il dolore, gli aspetti depressivi, l’economia in crisi, i genitori e i nonni che non ci sono più.

I ragazzi non sono mica dei neonati. Capisco che in Italia si continui ad adultizzare l’infanzia e poi si infantilizzi l’adolescenza. Non sarà meglio avere in mente che se li ascolti, i ragazzi di oggi, a 14 anni, hanno un livello di intelligenza, una competenza relazionale molto superiore alla nostra. Però capisco che è difficile. Allora siccome non li vedi, non li incontri, meglio raccontare che sono i vecchi adolescenti che eravamo noi. Ma non sono quello.

NON CI SONO PIU’ LE PUNIZIONI. NON SI DOVREBBE RIPORTARE I RAGAZZI A PRENDERSI LE PRORIE RESPOBNSABILITA’, FARGLI CAPIRE CHE LORO SONO RESPONSABILI DEL LORO FUTURO?

Come no. Consegnandogli dei ruoli e delle responsabilità. Ma smettendola di trattarli come se fossero  “gli adolescenti”.

Io non sopporto è il ricorso ai “no”, ai paletti e i limiti che aiutano a crescere o ancora le punizioni privative. Vogliamo farle? Guardate che con gli adolescenti non funzionano. Ma non è mica perché sono ribelli. Perché non li abbiamo educati diversamente.

Se volgiamo reintrodurre le vergate a scuola quando un bambino fa qualcosa, oppure le punizioni corporali, ragionateci. Siccome sono state abolite, si pensa a un bambino più espressivo, più creativo, che deve avere tanti amici, deve scegliere lo sport, non deve mai perdere il contatto con la mamma. Le ricordo che lo spacciatore di internet da anni, è noto, è la mamma. Ha chiuso i cortili perché i bambini correvano troppi rischi, non sopportava le sbucciature delle ginocchia, non li fa più tornare a scuola perché non si sa mai, anzi, accompagnarli perché chissà cosa succede.

Hanno virtualizzato tutte le esperienze per tenere buoni gli adulti. Se li cresci così, e gli spieghi che questo è il modello, non capisco perché poi, con l’arrivo dell’adolescenza si rieditano i no che aiutano a crescere.

Iniziamo dall’infanzia. Un conto è infilare il primo paletto che ti faceva sentire inadeguato, che ti dovevi sottomettere, ti interrompeva la relazione affettiva a un ora di nascita. Un conto è godersi l’infanzia dei figli espressivi e creativi,che bello. Poi quando arriva l’adolescenza, siccome non ci piacciono più, “Ah, non studi, ti tolgo la PlayStation.”

Guardi che la scuola, a proposito di riforme, ha ancora dei dispositivi, e a volte purtroppo la famiglia, come se avesse seduto al tavolo, al banco scolastico, a rotelle o non a rotelle non mi interessa, o a cena, non c’è più un soggetto edipico. Tant’è che la scuola, saranno 20 anni fa, o forse 25, si è inventata la sospensione con l’obbligo di frequenza.”

Se cambi modelli educativi, i modelli affettivi, i figli crescono come li vuoi tu. Poi non li puoi guardare come li abbiamo guardati quest’anno e dire “Eh, adesso stai esagerando”. Proprio adesso he è arrivata l’adolescenza? “Si certo”. Finché ti riprendevo io tutti i giorni a partire dalla recita all’asilo bene. Ma se il cellulare ce l’hai tu si chiama dipendenza. Non dovevi mai stare solo nell’infanzia. Adesso “studia da solo nella tua stanza, senno ti tolgo la PlayStation”.

Diciamo, i ragazzi non si ribellano. Dico vabbè, li vedo un po’ angosciati. Sarà meglio che mi rivolga al potere orientativo dei coetanei, agli youtuber e agli influencer.

Guardi che oggi gli adulti sono troppo fragili, questo è il problema. Non gli adolescenti. Purtroppo non riescono a comprendere di cos’hanno bisogno davvero loro. E quindi preferiscono dire che è internet a portare al suicidio, la “challange”, ma che invece volevano vivere, o sono dipendenti dalla rete. Ma che stanno benissimo.”

PERCHE’ SONO PIU’ FRAGILI GLI ADULTI, I GENITORI?

Sono più fragili perché un po’ di senso di colpa materno c’è sempre stato. E’ indubbio che ci sono state delle trasformazioni nei ruoli che hanno riportato delle rimodulazioni. Ma non è il primo, è il primo che mi viene in mente. Per esempio, oggi, grazie a dio, l’identità femminile non ha più nella maternità l’apice com’era per mia nonna.

E quindi un modello molto attento che cerca di togliere dolori al figlio e via dicendo, ha poi delle aspettative che il figlio stia bene. Invece non è che se tu togli tutti gli ostacoli della crescita abbiamo scoperto che qualcuno starà bene sin dall’infanzia. Perché è una società individualista, è caduta la collettività.

Cresciamo in una società dove una cultura massmediatica tende ad amplificare che c’è la colpa, la colpa, o è colpa della famiglia o della scuola. Come se non fosse colpa di una società in cui o hai successo o sei popolare o tiri una sedia in testa a qualcuno in una trasmissione televisiva o il giorno dopo è un po’ difficile che tu abbia la prima pagina. Sono modelli che abbiamo proposto e che ci parlano di una certa difficoltà, oggi, a tollerare questo.

I figli sono soggetti che possono parlare del dolore e soffrire. Sarà meglio che la sera, a tavola, invece di punire e togliere la PlayStation, gli si chieda: come va oggi in internet, che ti abbiamo costretto. Pensi di suicidarti o stai bene? Tutte domande che i ragazzi possono anche affrontare a scuola nella prima ora di lezione. Corpo, suicidio, sostenibilità del pianeta. Tutte questioni che sono al centro delle loro attenzioni. Ma gli adulti non vogliono sentire.

Quando muore un ragazzo, si dirà che è stata una challenge, internet, ma loro volevano vivere. Gli adulti sono troppo fragili per tollerare il dolore, per chiedere, per aprire. Su questo dobbiamo lavorare. Oggi i ragazzi non parlano alla mamma, al papa, all’insegnante, non perché hanno paura, ma perché hanno paura di deluderli e di angosciarli troppo. Questo bisogna dire. Senno continuiamo a togliergli internet, a dire che vanno limitati, che non li aiutano a crescere.

NEL NOSTRO PAESE SONO TANTE LE DONNE A CASA CON I FIGLI E SI TA CERCANDO DI PORTARLE A LAVORO. IN ALCUNI PAESI DEL NORD, NEGLI STATI UNITI, SI STA FACENDO QUALCHE PASSO INDIETRO. LA DONNA CHE DECIDE DI DEDICARSI PER QUALCHE ANNO AI BAMBINI VIENE APPREZZATA, E SI AIUTA A REINSERIRLA NEL MONDO DEL LAVORO. QUAL’E’ LA MIGLIORE SOLUZIONE?

Io sono convinto che ci sia ancora molto da fare per le pari opportunità, per i divari sociali. Io credo che l’invenzione degli asili nido e delle scuole materne siano non un invenzione, L’Invenzione. Non dimentichiamo che quelli dell’Emilia Romagna ce le studiano tutto il mondo. In Lombardia i grandi lavori di Susanna Mantovani sono grandissime esperienze. Il fatto che ci sia la possibilità, avvolte purtroppo la necessità, che entrambi i genitori lavorino. Io sono molto più favorevole alla famiglia odierna della madre virtuale, che quella del padre simbolico, autoritario che, ripeto, ha rovinato le vite. Detto questo, non vorrei che nella precocizzazione, questo si… addirittura, perché, pur di togliersi le incertezze, sono stati i bambini che a 6 mesi si sono incontrati nell’androne del palazzo, si sono detti: “anche tu ti annoi con tua madre? Apriamo un asilo nido”. E’ chiaro che a 6 mesi i bambini starebbero anche a casa con la mamma. A volte, infatti, non hanno sviluppato tutte le difese immunitarie e via dicendo. Non è che io penso che questo significhi che dobbiamo tornare indietroPenso che bisogna integrare, andare avanti. Io, più che tornare indietro. Penso che ci siano state esagerazioni, che vanno riprese dal corso pre parto. Ma l’infanzia va abbastanza bene. Il problema che abbiamo è che quando arrivano adolescenti li reinfantilizziamo dopo averli adultizzati e precocizzati prima. E’ questo che non ha senso.

LE DOMANDE PER VOI

  • Gli adolescenti di oggi sono diversi dagli adolescenti di ieri?
  • Che esempio hanno avuto i ragazzi dagli adulti durante questo periodo di pandemia?
  • Perché gli adolescenti non dovrebbero avere il diritto di votare?

I RAGAZZI CRESCONO PER DELUSIONE

VOI COSA NE PENSATE?

Gli adolescenti di oggi sono diversi dagli adolescenti di ieri? – Che esempio hanno avuto dagli adulti durante la pandemia? – Perché gli adolescenti non dovrebbero avere il diritto di votare?