DI SANREMO NON SE NE PUO’ PROPRIO FARE A MENO?

3 Febbraio 2021 – Il Festival di Sanremo lo si ama o lo si odia ma difficilmente lascia indifferenti. E’ da 71 anni che l’Italia sembra fermarsi quando si alza il sipario al teatro Ariston. Dirette, servizi speciali, notizie su giornali e siti online, gossip, critiche musicali e poi ancora il pre-festival, il post festival, gli share, le canzoni, le analisi dei testi, i vestiti.

Anche i detrattori alla fine vengono attratti dal festival della canzone Italiana e lo guardano per criticarlo. Un carrozzone che nel 2020 ha fatto incassare alla Rai poco più di 37 milioni di euro e che dà lavoro, per mesi, a centinaia di persone.

Oggi però, a tenere banco nel dibattito non sono i cantanti, il presentatore, gli ospiti ma il pubblico. Deve esserci o no? Il tema della gestione della cultura in questo periodo di emergenza Covid è stato certamente dibattuto, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Se n’è parlato molto poco, purtroppo, a livello istituzionale.

A prescindere dalle proprie convinzioni politiche, o dalla valutazione generale dell’operato del Governo, credo si possa dire che il settore della cultura sia stato molto penalizzato. Per comodità si è deciso di chiudere tutto, facendo passare il messaggio che la cultura non sarebbe un bene essenziale per una società.

Ci si scorda però di un fatto, che credo andrebbe invece sottolineato. Il mondo della cultura ha avuto un ruolo importantissimo in questo anno surreale. Artisti, grandi o piccoli, hanno sentito da subito il dovere di stare vicini al loro popolo, ai loro fan. Non credo ci sia uno di noi che non abbia assistito a una diretta Facebook o Instragram di attori, cantanti, personaggi famosi; che non abbia avuto la gioia e anche il divertimento di vedere concertini improvvisati sui divani di casa o sui terrazzi.

La cultura, in tutte le sue forme, ci ha accompagnati nei momenti più difficili, ci ha tenuti uniti, ci ha dato momenti di piacere e condivisione. Ci ha fatto sentire vicini. E lo ha fatto da sola, per mero spirito di solidarietà mentre il Governo ha semplicemente chiuso cinema e teatri fino a data da destinarsi.

L’arte ha anche trovato, in questo contesto, nuovi mezzi per venire alla luce, nuove piattaforme per comunicare. E io mi chiedo: alla fine di tutto, ritorneremo come prima o qualcosa sarà cambiato?

I “nuovi” metodi di fruizione che permettono di vivere la cultura in modo virtuale, offrono nuove opportunità o ci fanno perdere il gusto delle sensazioni provate con la presenza fisica? Credo che i dubbi possano venire.

Anche perché la tecnologia ha già rivoluzionato alcuni ambiti della cultura. Pensiamo ai libri. Chi ama leggere preferirà sempre la carta. Ma il digitale non ha anche aiutato? Mia figlia frequenta la prima media e ogni giorno, per anni, è stata costretta a portare uno zaino di 10 kg sulle proprie spalle. Con alcune mamme abbiamo fatto una battaglia con la scuola e oggi, chi vuole, può usare i libri in formato digitale portando a scuola un semplice tablet. Oggi, per fortuna, ne esistono tanti a prezzi abbordabili.

Anche nel mondo della cultura, il virtuale potrebbe avere dei vantaggi? Grandi eventi sono spesso concentrati nelle metropoli. Chi vive in grandi città ha facilmente accesso a tanti eventi, che restano tuttavia “proibitivi” per molti che vivono una condizione economica precaria.

Chi vive in provincia è spesso tagliato fuori da questo mondo: pochi teatri, quasi nulli i concerti, finiti nel dimenticatoio l’opera e i balletti.

Immaginate un concerto degli U2 a Roma o a Milano, uno spettacolo meraviglioso. Ma immaginatevi ora un concerto degli U2 a Dublino cosa potrebbe essere. Sarebbe davvero negativo poter aprire le porte di questi eventi a milioni di persone in giro per il mondo? Questo vale anche per la prima alla Scala di Milano, o per un balletto Bolshoi di Mosca?

Vi dico sinceramente, io mi accontenterei tranquillamente della versione virtuale. I mezzi oggi ci sono, spero che il Covid ci possa dare la spinta per cominciare a sfruttarli e rendere l’arte accessibile a tutti.

Quindi, torniamo a Sanremo. Da 71 anni milioni di italiani si fermano a godersi lo spettacolo. Milioni, e lo fanno da sempre davanti alla televisione. In sala solo pochi eletti. Le poltrone vuote dovrebbero fermare il festival? Non credo. Lo spettacolo, come si dice, deve andare avanti. Questa però non può rappresentare la regola. Spero che la politica dedichi del tempo e delle energie per occuparsi di questo, per ridare al mondo della cultura il posto e l’attenzione che merita. Perché vi posso dire, per esperienza personale, che vedere Sanremo alla televisione è una cosa, vederlo seduta su una poltrona dell’Ariston (ho avuto la fortuna di poterlo sperimentare) regala tutt’altre emozioni.

LE DOMANDE DI OGGI

  • Che rapporto avete con il Festival di Sanremo?
  • Pensate sia giusto permettere il pubblico in uno studio televisivo e non in teatro?
  • Le nuove tecnologie e l’arte: quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi?

ALTRE STORIE