LA DAD E’ INDISPENSABILE PER QUANTO POSSA FAR MALE AGLI STUDENTI

LUIGI

14 Anni – Primo Anno – Liceo Scientifico

 

Parliamo di nuovo di didattica distanza e di Covid, e lo facciamo con  con Luigi, 14 anni, prima superiore, liceo scientifico.

Prima domanda: qual’è stata la tua prima percezione all’inizio del covid? Quali sono stati i tuoi pensieri, le tue sensazioni?

I primi pensieri che ho avuto, ma credo come tutti, sono stati: tanto il Covid è un’influenza, non succederà mai nulla. Infatti, a inizio febbraio, sono andato a fare delle interviste sul lungomare e tutti pensavano che non fosse niente di grave, solo 10 morti, vecchi, in un anno. Solo una signora ha detto che qualcosa sarebbe successo…

Poi è cambiata poi la tua percezione, i tuoi pensieri? Per quale ragione?

Quando ci sono stati i primi 100 casi in Italia, poi 200, 300. A questo punto mi sono reso conto che qualcosa stava davvero succedendo. Perché, ok, in Cina è cominciata con i pipistrelli, quindi posso capire che ci siano stati tanti casi. Ma in Italia siamo più sicuri. Poi è pieno di ipocondriaci, quindi mi sono detto che non sarebbe successo nulla. Poi, invece, sono arrivati a 300, 400, 500, e a questo punto ho capito che stava accadendo qualcosa di grosso.

Parliamo del primo Lockdown: come lo hai vissuto? Cosa hai pensato?

Il primo giorno ho pensato: moriremo tutti! No, a parte gli scherzi, ero consapevole di quello che stava succedendo. Ne stiamo pian piano uscendo (non è vero), o così si pensava a giugno. Alla fine, le mie emozioni sono state ansia, paura.

Un giorno, quando sarai più grande e avrai dei figli, che cosa gli racconterai di questo periodo?

Racconterò i miei momenti di pazzia. Ascoltare la musica di notte, oppure quando mi chiudevo in camera, chiudevo le serrande, e guardavo le serie Netflix da solo, con il machete a fianco che usavo appena entrava qualcuno in camera. E racconterò i balletti su Tik Tok.

È stato pesante per te questo primo lockdown? 

Abbastanza, perché saremmo voluti uscire. Infatti, già quando hanno annunciato la chiusura delle scuole, sono uscito tutti i giorni con i miei amici. E ho fatto la cosa a maggio, appena si è potuto. Quindi sì, da questo punto di vista è stato molto pesante. 

E’ stato giusto questo primo lockdown secondo te?

Sì sì, giustissimo. Perché non sapevamo come gestirla bene, questa situazione, all’inizio. Secondo me il governo ha fatto bene a chiuderci in casa. Dovrebbe farlo anche adesso, perché con le zone gialle, arancioni e rosse, non si va da nessuna parte. Infatti in Cina ne stanno uscendo, in Inghilterra ne stanno uscendo, perché hanno fatto un’altro lockdown totale. In più hanno anche fatto i vaccini. Quindi lockdown, nessuno esce di casa, poi i vaccini, che sono una cosa buona e utile, e potremmo uscirne subito, prima dell’estate, o comunque durante l’estate. 

Secondo te ci siamo comportati bene in Italia? C’è stata una differenza tra il primo lockdown e il secondo?

Nel primo siamo stati praticamente tutti bravissimi. Poi, piano piano, si è ricominciato ad aprire tutto, tutti in giro senza mascherine, si è pensato che i casi di virus sono soprattutto d’inverno, quindi, questa volta, è uscita molta più gente.

All’inizio ci siamo concentrati molto sulla salute, ora ci si preoccupa di più sull’economia. Cosa ne pensi?

Secondo me è giusto aiutare l’economia, però è anche giusto salvaguardare la vita di tutte le persone. Si devono salvaguardare le vite, non solo l’economia e i soldi. 

Adesso parliamo di didattica a distanza, com’è andata all’inizio? Raccontaci la tua esperienza. 

La prima esperienza è stata strana per tutti. Perché nessuno sapeva come funzionavano le cose. Quasi nessuno aveva un computer, iPad, telefono, adatti. Soprattutto i professori, porelli! Gli hanno detto di fare tutto su internet. Alcuni li ho visti con cuffie così grosse che sembravano Favi J! Altri non sapevano fare quasi nulla! E’ stato molto difficile all’inizio. 

Per noi i professori hanno fatto di tutto, sono riusciti a capire come si accende il computer, come accedere una videocamera e microfono. Diciamo che hanno dato anima e corpo per farci studiare farci imparare. Infatti per questo sono molto grato. 

Ci sono state moltissime polemiche su di voi, sul fatto che copiavate. E polemiche su come i professori hanno reagito a questo. Che opinione hai tu di tutta questa faccenda?

Secondo me, la questione del copiare durante le verifiche e le interrogazioni, dovrebbe essere l’ultimo dei problemi. Però è stato talmente ingigantito. Si dice: “Ah ‘sti giovani d’oggi! Copiano in DAD, facile prendere 10! Prima, per punizione, ci mettevano in ginocchio sui ceci!”. Vabbè, dai..

Noi studenti abbiamo sbagliato perché copiare non è mai giusto. Però anche i professori hanno sbagliato su come hanno gestito questa cosa. Alcuni bendavano gli studenti, o facevano abbassare la telecamera per controllare le mani, con il microfono sempre acceso. Infatti si sentivano i rumori della mamma che passava l’aspirapolvere, i gatti che miagolavano, i bambini che piangevano! Non c’è stato rispetto della privacy, ma non solo la nostra, anche quella delle nostre famiglie che si facevano… si può dire “i cavoli loro”?

Dal punto di vista didattico, secondo te, siete riusciti ad andare avanti con il programma o avete perso molto?

Un minimo siamo riusciti ad andare avanti perché l’essenziale, il succo, lo abbiamo compreso. Però i dettagli e le varie sfumature magari le abbiamo perse. 

Siamo stati tutti un po’ obbligati a dover usare nuove tecnologie. Secondo te c’è qualcosa di positivo che vorresti rimanesse anche dopo la DAD? 

Un aspetto positivo è che alcune persone, alcuni studenti, hanno cominciato ad usare più tablet o computer per fare i compiti. Scaricano i libri in digitale. Secondo me è molto più comodo, anche perché si inquina di meno. Poi è molto più leggero, quindi lo zaino è meno pesante. Ed è proprio più semplice. Anche perché sarà così che faremo compiti nel futuro, secondo me. Almeno spero. 

Dopo tanti mesi di didattica a distanza siete tornati in presenza. Com’è andata? Come ti sei sentito? 

Mi sono sentito strano… Perché rientrare in presenza, rivedere i professori in carne ed ossa, vedere i propri amici cari ed ossa, magari non li vedevi da mesi se non tramite uno schermo, è una bella sensazione, ma anche molto strana. 

Poi in presenza, adesso, mi sento un po’ più vulnerabile rispetto alla DAD, perché in presenza non hai niente che ti possa proteggere. Invece in DAD avevi uno schermo davanti e potevi cliccare qualcosa e non ti succedeva nulla. Quindi sì, adesso in presenza mi rendo conto di essere più vulnerabile. 

Voi ragazzi delle superiori, siete quelli che hanno fatto i sacrifici più grandi. Siete stati mesi e mesi a casa. Molti studenti, infatti, hanno manifestato contro la didattica a distanza. È stato davvero un grande sacrificio? E ne è valsa la pena, è stato importante farlo secondo te? 

Parlare di sacrificio con la DAD…? Sì, comunque sì. Perché è stata molto dura. Il mal di testa, il male agli occhi, dopo ore e ore davanti allo schermo, è stato molto brutto. 

Però serviva come il pane. Ma anche adesso. Perché andare tutti ammassati in una classe, oppure ammassati in bus per andare a scuola, non è ammissibile secondo me. Quindi sì, la DAD è indispensabile per quanto possa far male gli studenti. 

C’è chi dice che le generazioni prima della tua facevano più battaglie, volevano cambiare il mondo, mentre voi siete più passivi. Tu come la vedi la tua generazione? Che rapporto avete con la realtà, e con la costruzione del vostro futuro?

Per quanto riguarda la costruzione del futuro, stiamo lottando molto, ma non tanto in strada. Stiamo facendo rivoluzioni sui social network, che il nostro mezzo. Non andiamo in strada perché siamo pigri… non abbiamo tanta voglia di uscire. Almeno la maggior parte di noi, o comunque io! I social sono l’unico mezzo con il quale noi possiamo farci veramente sentire. Il nostro futuro ce lo stiamo costruendo tra amici, tramite social network. È un’arma a nostro vantaggio.

E queste battaglie di cui parli, su quali temi?

La maggior parte direbbero la DAD. Io, invece, direi razzismo e inquinamento soprattutto. 

L’ultima domanda, Luigi, è un po’ difficile: come vedi il tuo futuro? 

Sotto un ponte, se continuiamo così…

No, vabbè, sto scherzando! 

Mi piacerebbe andare alla scuola alberghiera di Losanna per imparare a fare lo chef, come i più grandi. E’ il mio sogno da quando sono bambino. Quindi sì, è così che vedo il mio futuro se ne usciamo. Spero…

LE DOMANDE PER VOI

  • I ragazzi, con la DAD, hanno fatto tanti sacrifici. Noi adulti ne siamo stati all’altezza?
  • Luigi dice: “I professori si sono dati anima e corpo per noi” Raccontateci le vostre esperienze.
  • Che opinioni avete dei ragazzi di oggi? Si stanno preoccupando del loro futuro? Come?

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