DAD: CAUSA DI TUTTI I MALI?

L’EDITORIALE

 

13 Aprile 2020 – Dopo mesi di didattica a distanza riparte la scuola in presenza. La Dad era stata scelta per contrastare la prima, e poi la seconda ondata di Covid, resa ancora più grave dalle nuove varianti, aggressive, come quella inglese. Oggi, come dall’inizio delle restrizioni a Marzo di un anno fa, la scuola è al centro delle polemiche. Vorrei parlarne con voi.

La prima riguarda, ovviamente, i contagi: non sono stati molti, se confrontati ad altri settori. Allora perché tenerle chiuse? Perché il problema non sono i contagi, ma l’affollamento dei mezzi pubblici. E’ giusto mettere in pericolo le persone che devono andare a lavorare per portare a casa la pagnotta? Si dice che si sarebbero dovuti comprare nuovi autobus. Con quali soldi? E se anche fosse stato fatto, nell’ora di punta, in tante città, ci sarebbe stato spazio per circolare?

Il secondo tema di cui si è discusso molto riguarda le ripercussioni psicologiche dovute alla DAD. Come aiutare i nostri studenti a tornare alla normalità? Aiutarli a recuperare il tempo perso nell’apprendimento della socializzazione? Dibattito più che giustificato, per il quale si deve parlare di soluzioni e metterle in pratica. Ho intervistato una psicologa per aiutarci a capire. Potete vedere la video intervista su questa pagina.

Ma la polemica che ha fatto, e continua a fare, più rumore è l’analisi del nostro sistema scolastico disastroso. Sembrerebbe, secondo il maggior numero di voci, che la Dad ne sia una delle cause fondamentali. Non sono assolutamente d’accordo.

Si dice che la scuola sia stata, dall’inizio del coronavirus, dimenticata. Non è vero. Leggendo i quotidiani dal marzo 2020 si può facilmente notare come non sia passato giorno senza che della scuola si parlasse, senza che sul tema non si alzasse un polverone.

Un fil rouge unisce tutte le proteste: le condizioni delle scuole, dell’istruzione, sono colpa del governo, di tutti i governi, presenti e passati. 

Perché però nessuno parla degli altri – secondo me più importanti – responsabili di questa situazione? Parlo degli insegnanti, dei genitori e degli studenti.

Gli insegnanti: la qualità della scuola non dipende unicamente dalle strutture, dalle nuove tecnologie, dalle ore dedicate ad una materia piuttosto che un’altra. Dipende dalla qualità, dalla preparazione (ci rendiamo conto che per essere considerato idoneo ad insegnare l’inglese bastano pochi mesi di formazione?), dalla motivazione e dall’impegno di chi è tenuto a portare avanti la crescita culturale dei nostri ragazzi.

Voglio citare un libro, diventato poi film (lo consiglio davvero a chi non lo avesse ancora visto), che mi ha commosso e che ha messo in evidenza questo principio. 

 “Io, speriamo che me la cavo!” Lì la scuola è tutta “Sgarruppata”, la preside la chiama “De Amicis” con l’accento sulla “a” e non sulla “i”. L’arrivo del professore dal nord non ha cambiato la vita a tutti quei ragazzini?

In Italia abbiamo tantissimi insegnanti come questo. Ma non sempre trovano spazio. Perché? Perché, per qualche strana ragione, da noi questa categoria non deve essere sottoposta a scrutinio, a giudizio. Chi riesce ad entrare nel sistema ha la tranquillità di non uscirne più. Tanti giovani bravi, preparati, motivati, sono fuori in attesa che si liberi un posto. E dopo aver passato anni in graduatorie, a coprire qualche ora di supplenza qua e là, il giorno in cui finalmente riescono ad entrare, arrivano spesso esausti e senza più entusiasmo. 

Se parliamo di qualità di scuola, non dovremmo cominciare, come primo punto, ad assicurarci la qualità di chi è preposto ad insegnare?

I genitori: davvero educano a dare la giusta importanza all’istruzione? Seguono i ragazzi? Insegnano che non si deve pretendere il buon voto, ma raggiungerlo attraverso l’impegno e il sacrificio? Quanti sono, oggi, i genitori che spiegano ai loro figli che la cultura è importante, perché apre la mente? Più vaste sono le conoscenze, più grandi sono le capacità ad analizzarle, maggiore sarà la capacità di pensare fuori dagli schemi. Sarà proprio questa la chiave, una volta scelta la propria vita, per avere successo.

Gli studenti: fanno davvero, fino in fondo, il loro dovere? I programmi ci sono, i libri pure. In più, hanno un atout che non non abbiamo avuto: tutto il sapere a portata di click. Noi dovevamo passare ore e ore in biblioteca. Il loro futuro dipende, prima di qualsiasi altra cosa, dal loro impegno e dalla loro capacità di prendersi le proprie responsabilità.

Tutto questo ragionamento per dire che, secondo me, la condizione della scuola oggi non dipende dalla Dad, e solo in parte dai governi, presenti e passati. Puntarci il dito contro ha come unico risultato quello di autoassolvere i tanti, veri, responsabili di questa situazione. Il capro espiatorio di tutti i mali. 

E riprendendo il discorso delle responsabilità politiche, mi diverte sempre sottolineare, dato che parlo diverse lingue, che solo nella nostra esiste l’espressione “piove, governo ladro!” Se esiste, è perché, evidentemente, rappresenta una realtà. Quindi vorrei chiedere: se anche un governo illuminato decidesse di portare una seria riforma della scuola, saremmo d’accordo tutti? O per qualsiasi passo in qualsiasi direzione, non scenderebbe mezza Italia in piazza?

Concludo citando John F. Kennedy: “Non chiedetevi cosa il vostro paese può fare per voi. Ma chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro paese”. Forse sarebbe ora, invece di lamentarci in continuazione, di farci un pensierino…

LE DOMANDE PER VOI

  • Quali saranno le conseguenze della Didattica a Distanza?
  • Chi sono i principali responsabili per le condizioni del nostro sistema scolastico? Governi? Insegnanti? Genitori? Studenti?
  • Quali dovrebbero essere le riforme per migliorare la scuola?

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