Se si accettano forme di femminilità maschili, chi deve decidere quando considerarle “anormali”?

Da: Prof. Valerio su LGBT

Perché tanta violenza nei confronti delle persone transgender?

Come dice il Professore, c'è molta più stigmatizzazione innanzi tutto nei confronti della femminilità dell'uomo. Infatti credo che quando parla della violenza sulle persone trans, intenda soprattutto per gli uomini che si sentono donne. Perché è l'estremo di questa femminilità maschile. La violenza c'è, c'è sempre stata. Spesso è una pulsione che chiede solo una scusa per essere sfogata. Vedi gli ultras negli stadi. In questo caso, si va a prendere le persone più fragili, perché meno accettate dalla società, quindi più facilmente attaccabili, che portano poi meno biasimo. Attaccare una donna, un bambino indifeso, viene visto come qualcosa di davvero grave, un gesto vigliacco. Credo che fare violenza ad una persona trans sia, per molti, considerato meno grave, forse anche giustificato.

Si parla di stereotipi maschili e femminili. Cosa significa per voi essere uomo ed essere donna?

Per me, quelli che si definiscono stereotipi, quindi qualità decise dalla società e non dalla natura, invece rappresentano una base di quello che significhi essere uomo e donna. La maggiore sensibilità da una parte, la forza e la virilità dall'alta. Sono una base del nostro essere. La cosa interessante è che, partendo da questi, poi ci sono mille variazioni. Quindi anche se la base "normale" dovrebbe essere questa, ci sono donne molto forti, dirette, dure, e uomini di grandissima dolcezza, compassione. Per questo che non credo nella "normalità". Non esiste secondo me. Allora quali sono i limiti? Quando una qualità femminile di un uomo è accettabile come "normale" e quando quando non più? Se accettiamo la femminilità maschile come qualcosa di naturale, perché dobbiamo fermarci ad un certo punto? Va bene fino a quando quest'uomo è attratto dalle donne? Ma perché?

Quali pericoli potrebbero esserci nel riconoscimento dell'identità di genere?

Spaventare chi non vuole accettare queste differenze. Credo, per esempio, che la paura (a volte inconsapevole) di far parlare di certi argomenti nelle scuole, non nasca davvero dalla paura di confondere i bambini. Nasce dal terrore che il proprio figlio possa essere gay o trans e che qualcuno gli mandi il messaggio che questo non è un problema. Chi è etero, lo è e lo rimarrà a prescindere da qualsiasi parola. Basta vedere i ragazzi omosessuali, picchiati, insultati, discriminati, spesso anche dai genitori, mandati da psicologi, non riescono a cambiare la propria identità sessuale, figuriamoci se qualche parola pacifica e pacata potrebbe confondere l'identità di un bambino. Allora abbiamo il coraggio di dire la verità: quello che fa paura è lasciare ad un ragazzo la libertà di essere chi è.