Non sono più discriminati i trans (per fortuna) ma chi non è allineato al pensiero dominante

Da: Prof. Valerio su LGBT

Perché tanta violenza nei confronti delle persone transgender?

Non credo, ad oggi, ci sia violenza generalizzata nei confronti delle persone transgender. Noto al contrario una stigmatizzazione nei confronti di chi possa avere un pensiero diverso sul concetto di diritti e libertà da concedere a una comunità decisamente integrata. Basti pensare, e lo fa lo stesso intervistato, che abbiamo avuto, ormai 10 anni fa, un deputato transessuale che ha effettuato buona parte della sua carriera istituzionale proprio nel pieno del suo passaggio da uomo a donna.

Si parla di stereotipi maschili e femminili. Cosa significa per voi essere uomo ed essere donna?

Non ho davvero capito il collegamento che l'intervistato fa tra lo stereotipo "maschio-femmina" nel bambino e la necessità interiore di voler cambiare sesso. Credo che uomini e donne siano diversi e abbiano delle attitudini diverse. Ciò non significa discriminare nel senso dispregiativo del termine. D'altronde nella lingua italiana, cito il dizionario Treccani, discriminare è "Distinguere, separare, fare una differenza". Il fatto che un bambino possa avere una sensibilità diversa e magari approcciarsi al mondo femminile non credo sia necessariamente un indicatore di un'identità di genere confusa ed è qui che bisognerebbe intervenire: evitare di colpevolizzale un'eventuale spiccata femminilità, oppure una sensibilità verso attività "tipicamente" femminili. Questo però non deve portare a ritenere quel bambino un transgender in erba. Per quanto riguarda essere maschio o femmina e gli stereotipi: credo ce ne siano ormai molto pochi. Abbiamo donne a capo di aziende, nell'esercito, occupate in fabbrica, uomini che sono ottimi chef o dediti alle pulizie. Vedo invece molti più stereotipi in alcune associazioni o sigle che difendono i diritti e le libertà della compagine lgbt. Ad oggi non si fa fatica ad assecondare un proprio figlio maschio nel volergli comprare, ad esempio, un cucinino, mentre assisto a una sorta di "fretta" nel voler etichettare un giovane (che credo sia confuso sulla sua identità sessuale per il solo fatto di essere ancora in una fase di normale ricerca verso un qualcosa di ignoto) come omosessuale o trans.

Quali pericoli potrebbero esserci nel riconoscimento dell'identità di genere?

Non credo ci siano pericoli. Mi ha colpito però l'ultima frase dell'intervistato: il funzionamento della mente è ancora un mistero. Allora mi pongo una domanda: come si fa ad essere certi che l'identità di genere sia un elemento esclusivamente psicologico? Come si fa ad essere certi che basti sentirsi di un altro genere per esserlo (magari potrebbe essere solo frutto di una crisi temporanea) . Soprattutto nel caso di bambini, siamo di fronte a dei soggetti in formazione, in evoluzione, e quindi intrinsecamente volti alla scoperta di sé e dell'altro. Ancorare l'identità di genere a una semplice considerazione di sé, al di là di quanto identificato sulla carta di identità, credo sia una semplificazione di qualcosa di molto più complesso e che riguarda comunque una minoranza assoluta della popolazione che per il resto è ben incardinata nei generi in cui naturalmente sono incardinati

2 commenti
  1. Beatrice - Cosanepensate dice:

    Caro Andrea, intanto grazie mille di aver voluto condividere con noi la sua opinione, soprattutto per averlo fatto con tanto rispetto. Quando si affrontano questi temi, troppo spesso le critiche vengono accompagnate da insulti e offese inaccettabili. Il dibattito è importantissimo ed è bello farlo con questi toni. Quindi le sono grata.

    Vorrei chiederle una cosa: lei sostiene che non c’è discriminazione nei confronti dei trans, ma, anzi, nei confronti di chi la pensa diversamente. Davvero lei crede che una persona trans, soprattutto, come dice il professore, un uomo che si sente, e quindi si presenta come donna, quando va a cercare un lavoro avrà più facilità a farsi assumere rispetto ad una persona eterosessuale? Davvero una coppia eterosessuale rischia di vedersi negata la possibilità di affittare una casa vacanza, o una camera d’albergo (purtroppo è successo) solo per il proprio orientamento? E crede davvero che in una scuola, in una università, o in qualsiasi contesto, un trans, o una trans, un omosessuale, rischia di essere vittima di bullismo, insulti, violenza, meno di un ragazzo eterosessuale? Credo si debba fare la differenza tra il “politically correct” pubblico, e la realtà della vita di queste persone.

    Per quanto riguarda il commento su quello che il professore ha detto dei bambini e del loro sentirsi maschio o femmina, non credo che intendesse dire che ogni bambino, o anche adulto, magari con gusti diversi dagli stereotipi del proprio sesso, si debba intendere, e debba essere avviato ad un cambiamento di genere. Credo abbia voluto raccontare, partendo dalla sua esperienza e i suoi studi, come alcuni bambini, pochi, rari, già da piccoli possono avere la consapevolezza di non sentirsi quello che sono. Non perché amano giocare con le bambole. Ho lasciato un link ad un video che il Professore mi ha indicato, per spiegare meglio di cosa si tratta. E’ una storia vera.

    Non credo che chi questi dubbi non li ha mai avuti, o che il percorso della propria esistenza li ha fugati, possa capire davvero, quindi giudicare, chi invece questo percorso, difficile e doloroso, ha deciso di portarlo avanti. Il percorso per cambiare genere è lunghissimo. Prima di tutto un percorso psicologico. Poi fisico (cure e operazioni care, difficili e dolorose), e infine giuridico. Tutto questo non si fa in pochi giorni. Quindi non credo che basti amare il rosa, giocare con le macchinine, per arrivare fino in fondo. Non credo che possa essere fatto per un capriccio o una momentanea confusione.

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  2. Andrea dice:

    Cercherò di risponderle a tutte le domande.
    No non credo che un trans abbia meno possibilità di trovare lavoro (non ne ha di più ma è giusto così altrimenti sarebbe discriminato). Per il resto ci sono dei lavori dove la forma è essenziale e quindi dipende come la persona, uomo, donna, o trans che sia si presenta. Per alcuni lavori potrebbero rifiutare una persona obesa, non di bella presenza, non giovane. Non è discriminazione, è necessità di coprire un determinato ruolo per cui servono determinate caratteristiche.

    Per quanto riguarda gli affitti, c’è chi non affitta a stranieri o meridionali (sono casi isolati, non la maggioranza). Io se avessi una casa, comunque, vorrei essere libero di affittare non al miglior offerente ma a chi voglio. Potrei decidere di non affittare a studenti un appartamentino carino a cui sono affezionato: non perchè discrimini i post adolescenti ma perché so che potrebbero non trattare con estrema cura, come una coppia di sposini, il mio bene immobile.
    Per quanto riguarda il bullismo: è una piaga generalizzata (a volte esagerata ed esasperata dai media) e non credo riguardi di più un omosessuale. Per quanto scritto prima ritengo anche ingiustificabile parlare di omosessualità prima della pubertà. Nella parola omosessualità è insita la parola sessualità, che non ha ragion d’essere prima della pubertà. Tra i più piccoli si tende a fare branco e ad allontanare chi è “diverso” fosse anche perchè vestito in modo diverso. Sta alle famiglie e agli insegnanti educare alla tolleranza (ma è un tema generale non legato all’identità di genere).

    Infine: proprio perchè si tratta di un percorso lungo e travagliato trovo aberrante affiancare l’identità di genere (come vorrebbe fare il ddl Zan) a una percezione meramente psicologica di sé. Si nasce maschi o femmine. Se poi si rientra nella piccola minoranza di persone nate in un corpo sbagliato, si deve lasciare la libertà di cambiare sesso e dopo, successivamente quindi, essere considerati con il nuovo genere.

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