L’opinione di un nostro utente

Da: SETTEMBRE di De Giovanni

A voi piace questo genere? Quali sono i vostri autori o personaggi preferiti?

Concordo nel dire che spesso è un genere snobbato. Io stessa non avevo mai letto un thriller/giallo fino a qualche anno fa, seppure io sia considerata una lettrice così detta "forte". Complice un giallo scritto dalla mamma di una mia amica, che ho letto all'inizio per ragioni di affetto, mi sono appassionata al genere, soprattutto ai thriller psicologici. Il mio autore preferito di thriller al momento è Donato Carrisi, e il suo La casa delle voci. Trovo che la costruzione dei personaggi sia fondamentale in un genere di questo tipo, poichè devono assolutamente essere credibili e soprattutto coerenti. Credo che il profilo psicologico dei personaggi nel genere thriller sia più importante di qualsiasi trama, perchè essi stessi sono la trama. A tal proposito citerei il caso del tanto osannato Joel Dicker, scrittore del caso letterario " La verità sul caso Quebert" di qualche anno fa. Libro dal mio punto di vista molto avvincente, ma che possiamo definire una mosca bianca nel panorama dei suoi thriller. Ho letto anche i suoi successivi, per arrivare all'ultimo, uscito questa estate: " L'enigma della stanza 622". Onestamente avrei lanciato il libro più di una volta, mi sono spesso sentita presa in giro, con soluzioni narrative assurde e personaggi che cambiavano personalità a seconda di come facesse comodo all'autore. Per un'indole a questo punto masochista sono andata avanti fino alla fine, per vedere dove arrivasse l'assurdo. Ed effettivamente l'autore non si è smentito, romanzo finto, assolutamente privo di sincerità narrativa e peso. Deludente. Non so cosa ne pensiate voi a riguardo.

2 commenti
  1. Beatrice - Cosanepensate dice:

    Intanto grazie di aver condiviso le sue riflessioni.

    Concordo con lei su Carrisi. Nell’articolo ho nominati i primi autori che mi sono venuti in mente, forse perché diversi dal classico genere di giallo/thriller, per dimostrare che le sfaccettature sono tante e a volte sorprendenti. Ma Carrisi è straordinario. Quando si comincia, non si riesce ad interrompere fino alla fine.

    Approfitto per consigliarne un altro: Costantini, soprattuttoil secondo “Alle radici del male”. Mette insieme la Roma di estrema destra e un’infanzia in Libia, con il racconto affascinante delle atmosfere, della vita degli Italiani là, di come sono dovuti scappare all’arrivo di Gheddafi e del ruolo di poteri economici che ce lo hanno portato.

    Per quanto riguarda ” La verità sul caso Quebert”, l’ho letto, ma non sono riuscita a concentrarmi e apprezzarne la trama, la scrittura, che sicuramente vale. Questo perché ho cominciato a notare un utilizzo ripetuto di parole che, secondo me, non dovrebbero far parte del vocabolario di uno scrittore: “incredibile”, “speciale”, “fantastico”, e soprattutto: “indescrivibile”. Ma come, è il lavoro dello scrittore descrivere! Sono tutti termini pigri. Riderà, o mi prenderà per pazza, ma dopo aver letto il libro in versione cartacea, l’ho scaricato sull’ipad per poter controllare (si può scrivere una parola in ricerca e vedere quante volte appare) se le mie impressioni fossero giustificate. E me lo hanno confermato. Alcune di quelle parole che ho citato sono presenti più di 80 volte. Ma questo non dovrebbe, effettivamente, essere l’unico metro di giudizio sulla qualità di un romanzo.

    La cosa che mi piace molto, in questo genere, sono le serie. Si scoprono dei personaggi, ci si affeziona, e si aspetta con ansia l’uscita del nuovo capitolo.

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  2. Vanniteodorani dice:

    Grazie…anche me Joel Dicker lascia molto perplesso…Non ho letto “La verità sul caso Quebert”, ho letto (e mi è piaciuto) “La scomparsa di Stephanie Mailer”, ho messo da parte (ma a questo punto non so se leggerò) “L’enigma della stanza 622”.
    In generale, credo che sia un autore in grado di sviluppare buone trame, ma con capacità di scrittura che lasciano un po’ a desiderare. Ed è eccessivamente prolisso, come se venisse pagato a peso…

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