Liberiamoci dalla dittatura lgbt. L’omofobia è una cosa seria

Da: Negazionisti dell’Omofobia

Cos’è per voi l’omofobia?

L'omofobia, da vocabolario, indica un'avversione nei confronti degli omosessuali e una paura nello scoprirsi tale. Credo fortemente che il termine sia abusato e usato in modo sbagliato. Oggi in Italia non c'è omofobia, se no non in casi rarissimi e patologici. C'è al contrario una discussione accesa sui diritti (in gran parte già conquistati dalla compagine Lgbt). Lo scontro maggiore è sui figli (che gli omosessuali naturalmente non potrebbero avere al pari delle coppie sterili), e sull'insegnamento gender nelle scuole che a mio modesto parere è molto pericoloso. Una cosa è insegnare ai bambini la tolleranza e il rispetto per il diverso (diverso di pelle, diverso di religione, diverso di attitudine sessuale) un'altra cosa è cercare di spiegare l'omosessualità a giovani che ancora non hanno sviluppato una loro, ben chiara, sessualità

Dato che non ha mai funzionato, perché tanti credono ancora sia possibile curare l'omosessualità?

Questa credo sua un'illazione bella e buona. Non c'è praticamente nessuno che creda oggi che l'omosessualità sia una malattia. Il problema è che oggi si giustifica tutto e si arriva alle esagerazioni del ritenere "scelte personali" degli evidenti disturbi del comportamento. Oggi un adolescente che dovesse trovarsi in un momento di confusione sulla propria sessualità verrebbe immediatamente catapultato nel mondo lgbt (magari a torto). Il tutto perché è diventato un tabu parlare di questa confusione come di un problema o di un disturbo. In questo senso, quando il giovane non ha ben chiaro che cosa voglia dalla sua vita, sarebbe invece auspicabile che si intervenisse con un sostegno psicologico. Purtroppo si è travalicato il limite: l'omosessualità non è una malattia (anche se non si è ancora ben capito cosa sia visto che non è una libera scelta). La confusione adolescenziale è altro e quindi senza tabu e senza costrizioni, bisognerebbe aiutare gli eventuali ragazzi/e in difficoltà, non etichettarli immediatamente con il rischio di fargli maturare solo dopo anni la verità

È giusto esprimere un’opinione se basata su informazioni scientificamente dimostrate false?

Questa domanda è incomprensibile. Se si riferisce ai pochi dati citati nell'articolo, è la stessa giornalista a sostenere che in molti casi si tratta di dati snocciolati da gruppi lgbt oppure elaborati dalle sensazioni degli appartenenti a quella compagine. Bisognerebbe sempre avere delle argomentazioni basate sul ragionamento e su dati. Ma bisogna anche capire bene chi c'è all'origine dei dati, chi ha finanziato le campagne informative e infine contestualizzare i dati stessi. Il fatto di dire che una persona omosessuale è più incline al suicidio non vuol dire che la colpa sia del mondo esterno. Il riscoprirsi omosessuale, lo dico da donna eterosessuale per carità, credo sia un trauma di per sé

Riflessioni libere

La parola omofobia è abusata. In Italia non c'è odio per il mondo lgbt i cui esponenti anzi, usano spesso toni sprezzanti e irridenti contro chi non la pensa come loro. Il ddl Zan è invece scritto con i piedi: l'identità di genere è data dal genoma: xx xy. Non è un qualcosa che si percepisce, magari a giorni alterni. Ci sono gli uomini e ci sono le donne. Nei casi rarissimi (ma non c'entra ovviamente l'omosessualità) in cui un uomo si senta donna e come tale voglia amare gli uomini (e viceversa) la scienza permette il cambio di sesso (che resta un artificio). Solo dopo il passaggio è giustificabile che lo Stato riconosca la persona come "donna" o "uomo" o viceversa.

3 commenti
  1. Beatrice - Cosanepensate dice:

    Grazie mille per aver voluto condividere con noi le sue riflessioni.

    Sono analisi molto interessanti e apparentemente ragionevoli. Perdono tutte un po’ di credibilità, purtroppo, con il titolo. Perché se non c’è omofobia, ed è discutibile (che in Italia non siano tantissime le persone a provare avversione nei confronti degli omosessuali, transessuali, bisessuali, lesbiche, è davvero un po’ difficile da sostenere), sicuramente non c’è una dittatura LGBT. Non hanno diritto che il loro amore venga definito alla stregua dell’amore eterosessuale. Infatti per loro la definizione “matrimonio” viene negata. Non possono adottare bambini. Non riescono neanche, ancora, a far passare una legge che renda reato l’odio nei loro confronti. Questa è la sua definizione di dittatura?

    Si cercano di usare parole pacate, ma se uno le ascolta bene cosa dicono?

    Dicono: “Nessuno dice che sia una malattia” e nella stessa frase dicono “vanno aiutati” perché è “un evidente disturbo del comportamento” Visto che lei è stato così gentile a proporre a me e ai miei utenti una definizione per spiegare bene un termine, seguo il suo esempio e lo faccio anche io. Ecco la definizione di “disturbo”: “Una condizione patologica che colpisce la sfera comportamentale, relazionale, cognitiva o affettiva”. Quindi, una malattia. Che lei, proprio su questa pagina, propone di risolvere con un bell’aiuto psicologico.

    Dicono: “non c’è discriminazione” e poi “non si possono sposare perché sono omosessuali”. Questa è la definizione di discriminazione: “Distinzione operata in seguito a un giudizio o ad una classificazione”.

    Potrei andare avanti così, ma credo che si sia capito il concetto. La cosa surreale è che chi, come lei, offende dando del “disturbato” un gruppo di persone che non le hanno fatto niente e le discrimina, lei vuole, e vuole continuare ad avere, il potere di farlo, ponendosi, addirittura, come l’unica vittima reale di questa situazione.

    Nel paese del vittimismo, questa è la forma, per me, nello stesso tempo più ridicola e più odiosa.

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  2. Anonimo dice:

    Hai detto bene, un termine abusato. Basta farsi un giro nelle grandi Città Italiane per vedere come l’omosessualità viene tranquillamente vissuta senza alcuna persecuzione. Certo gli imbecilli (omofobi) esistono, ma così come chi prende in giro, insulta o minaccia tante altre persone. Questo però non vuol dire che nel nostro paese esiste un emergenza omofobia. Non è così. La verità è che esiste una lobby gay che vorrebbe imporre agli omosessuali ed anche ad altri una veduta delle cose distorta, o peggio ancora, vorrebbe imporre un certo pensiero unico che fa solo male soprattutto alla “comunità” gay. Se la pensi diversamente allora sei omofobo. Ancora mi devono spiegare come il perché io gay dovrei essere omofobo… sarebbe un controsenso! Al contrario, sono libero e felice di rappresentare me stesso come persona e non come una continua piangente comunità.

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    • Beatrice - Cosanepensate dice:

      Grazie di questo commento. Lei dice “farsi un giro nelle grandi città italiani”. Il problema è questo: non tutti i gay vivono nelle grandi città italiane, e non dappertutto vengono accettati e possono vivere la loro sessualità serenamente. E proprio come dice lei, non ci deve essere un pensiero unico, né in un senso, né in un altro. Ho amici gay che mi hanno detto “a me non interessa sposarmi” o “io non mi sento discriminato”. Questo dovrebbe fermare la battaglia per i diritti di chi invece si sente (ed è) discriminato e da valore alla parola “matrimonio” e vorrebbe viverlo con la persona che ama? Quando si lotta per certi diritti, è facile che chi fa battaglia vada agli estremi. Le femministe che bruciavano i reggiseni non rappresentavano tutte le donne. Ma le loro battaglie hanno aiutato tante donne, anche quelle a cui i reggiseni sono sempre piaciuti molto.

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