Le Ong si arricchiscono sulle spalle dei bambini migranti

Da: A. Inverno: Migranti Bambini

Pensate mai a quello che vivono i bambini?

Si, soprattutto quando si vedono quelle scene orrende, ma giustamente pubblicate, di bambini morti sulle spiagge a seguito di un naufragio. Siamo di fronte a un dramma ma bisogna affrontare il problema razionalmente. Quei bambini non dovrebbero proprio partire

Cosa dovremmo fare quando arrivano nel nostro paese?

Si tratta di bambini, soprattutto se non accompagnati è giusto che l'Italia se ne prenda carico, li istruisca e provi ad inserirli nel sistema economico e sociale. Bisogna però indagare perché si stronchi alla radice il traffico che spesso si cela dietro questi arrivi. Spesso giungono in Italia minori quasi 18enni, che altro non sono che migranti economici e così andrebbero trattati.

Le nuove generazioni sono più aperte e accoglienti?

Di base c'è più rispetto verso il diverso. Tuttavia l'attuale politica di accoglienza crea sacche di degrado che mal si conciliano con la pace sociale. Altro punto delicato sono i soldi investiti per l'accoglienza. Si investono per dei veri e propri parcheggi che durano anni, milioni di euro quando ci sono centinaia di migliaia di Italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Si tratta di un sistema che non può far altro che aumentare le tensioni sociali, non placate da una politica che, a destra come a sinistra, appare capace di strumentalizzare la vicenda senza essere in grado di affrontarla nella sua complessità

Riflessioni libere

Lo slogan "aiutiamoli a casa loro" non è banale. Se spendessimo metà dei milioni di euro che ogni anno destiniamo al foraggiamento di Ong, pattugliamenti in mare (sempre più inefficaci) e e creazione di centri di accoglienza, avremmo a quest'ora realizzato importanti opere infrastrutturali in Africa. Il problema vero è che con il traffico di esseri umani ci lavorano e guadagnano troppe persone, in Africa come in Italia. Non scordiamoci poi che grandi multinazionali occidentali (prima tra tutte la nostra Eni) sfrutta le materie prime Africane e ha tutto l'interesse perchè quello continui ad essere un terzo mondo

1 commento
  1. Beatrice - Cosanepensate dice:

    La ringrazio davvero molto di aver voluto condividere con noi le sue riflessioni. E’ bellissimo leggere persone che si rendono conto, come ha detto lei, della complessità del problema. Ho creato questa pagina perché sono stanca di sentire “porti aperti” e “porti chiusi”, come se questo non fosse l’unico aspetto della questione sul quale non ci dovrebbe essere dibattito. Se qualcuno sta annegando, lo tiri su e lo salvi.

    Mi diverte quando tanti dicono: “se chiudiamo i porti meno persone verranno”. Cerco di immaginarmi una famiglia africana che fa i salti mortali per trovare i soldi per mandare un loro parente a cercare fortuna in Europa, sapendo benissimo tutti i rischi che correrà prima ancora di potersi imbarcare. Me li immagino davanti alla televisione (che probabilmente neanche hanno) a guardare sky news 24 italiano, sentire che hanno rimandato indietro due barconi, e dire: “mannaggia… allora lasciamo perdere”. E, anche se fosse, dal momento in cui vedono la notizia al telegiornale al momento in cui arrivano sulle nostre coste, passano settimane, se non mesi. E penso che possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che ai delinquenti che organizzano queste partenze, l’incolumità dei loro viaggiatori importa ben poco.

    Questo per dire che tutti gli aspetti che lei ha citato andrebbero affrontati. Si dovrebbe capire cosa si stia già facendo per “aiutarli a casa loro”. Sto provando a richiedere un’intervista al ministero degli affari esteri, per parlare con un funzionario che si occupa di cooperazione, per sapere, appunto, quali sono i progetti e quali sono i risultati.

    Grazie davvero di averci regalato vari spunti di riflessione e spero di poterla leggere presto anche su altri temi.

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