“Io non sono omofobo, ma…”

Da: Silvia Mari su LGBT

Quanto contano maternità e accudimento nella definizione dell'identità di una donna?

Per me, personalmente, è importante. Ma ho visto così tanti padri affettuosi, attenti, partecipi nella vita dei loro figli che non credo siano meno bravi delle donne. Trovo che il principio di "identità di genere fa perdere il valore della maternità e dell'accudimento" assurdo. Anzi, di più. Le donne dovrebbero solo essere felici che anche gli uomini possano dare una mano con i figli. Sapere che se, dopo anni e anni di fatica e sacrifici, riescono finalmente a fare carriera, vogliono avere un figlio, possano lasciarlo con il padre senza pensare di fargli un torto, che crescerà meno bene, meno amato, perché la mamma non è lì 24 ore su 24.

Quando la libertà di opinione sconfina nella discriminazione?

Esiste questa frase che precede tutte le altre: "con il dovuto rispetto, voglio dire che..". Ecco, con il dovuto rispetto, quindi quello che ti dirò, a prescindere da cosa o da come, sarà ufficialmente rispettoso perché l'ho specificato prima. Quante volte "no sono razzista, eh! Ma ...". O "non sono omofobo, che sia chiaro, però..." ... però penso che siano diversi, che il loro amore non vale e non può essere riconosciuto come matrimonio, che non possono adottare i bambini perché non sono adeguati. "Ma non sono omofobo". Ecco. Queste frasette che assolvono anticipatamente la cattiveria, l'insulto, i pregiudizi, gli stereotipi, le discriminazioni. Le persone vogliono poter dire quello che vogliono senza prendersi le proprie responsabilità. Vogliono essere razzisti senza essere tacciati da razzisti (perché quello sì che è brutto), vogliono parlare e lottare per non dare ai gay dei diritti basilari, diritti che in nessun modo andrebbero a intaccare i diritti propri. Ma tutto questo senza essere tacciati da omofobi. Ma allora omofobia cos'è? E' solo a partire dagli insulti osceni? Se le cose sono dette con "il dovuto rispetto" allora vanno bene?

Perché negare dei diritti quando questi non intaccano i diritti degli altri?

La domanda che continuo a pormi...

Riflessioni libere

Quello che noto, nelle parole di chi è contro il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, delle persone trans ecc, è questo bisogno di sottolineare di non essere omofobe. Per poi arrampicarsi sugli specchi per trovare giustificazioni e non dover ammettere la semplice verità: non li considerano normali, non li accettano e non li accetteranno mai. Non vorranno mai fargli avere gli stessi diritti. Tutto questo mi fa rabbia, ma non solo. Anche una grandissima tristezza. Tutte le persone che in un modo o in un altro appartengono al mondo LGBT, sono persone assolutamente normalissime. I sentimenti che provano sono identici ai nostri, nel bene e nel male. Nulla è diverso, se non la persona alla quale sono rivolti. E devono vedere quotidianamente tante e tante persone lottare per essere sicuri che questo loro amore non venga definito come tale, quindi non possa avere la dignità di chiamarsi matrimonio. Vedere come l'immenso amore che vorrebbero poter donare a dei bambini chiusi in freddi e impersonali istituti, ma solo per il fatto di amare la persona, per alcuni (non tutti) considerata sbagliata, gli si dice ce non sono adeguati. Se io penso quanto amore c'è, penso a quanto spreco... ma quanto spreco... Questa è una vergogna.