Il dolore va evitato, eutanasia e alternative.

Da: Referendum sull’eutanasia

Perché non dovrebbe essere una scelta personale?

Perché il quando applicarla potrebbe non essere una nostra scelta e in alcuni casi potrebbe agevolare i suicidi, come in chi soffre di crisi depressive ad es.a

Se dovessimo accettarla, con quali limiti?

Probabilmente si incapperebbe comunque in casi nei quali l'applicazione sarebbe discutibile. Impossibile prevedere tutti gli scenari, dunque impossibile definire limiti precisi. Es. Chi decide di staccare la spina nel caso non fossimo più in grado di comunicare? Il coniuge? I genitori? E se chi decide in realtà trae profitto da quella morte? E se l'ammalato avesse nel frattempo cambiato idea ma non potesse comunicarlo?

Referendum: decisioni così importanti possono essere prese da un pubblico poco informato?

No, mai.

Riflessioni libere

Prima che conoscessi gli hospice l'eutanasia era per mel'unica strada. Quando parlai con una dottoressa dell'hospice della mia provincia mi prospettò di vedere il fine vita dal suo punto di vista. Sottrarre la persona al dolore mediante la medicina, arrivando fino alla sedazione profonda se necessario e attendendo che la natura faccia il suo corso senza porre alcun problema morale. Ovviamente anche qui vi possono essere situazioni estreme, vedi DJ Fabo, che esulano dalla condizione di malato terminale, dove il principio espresso prima non può trovare applicazione. È come sempre una questione molto più complicata di quanto sembri. Potrei concludere dicendo che ognuno dovrebbe poter scegliere di terminare la propria vita nel modo meno doloroso possibile evitando però di dare luogo a dei veri e propri suicidi assistiti e che in ogni caso questo sia preceduto, quando possibile, da verifiche e certificazioni adeguate a supportare la scelta.

1 commento
  1. Beatrice - Cosanepensate dice:

    Intanto grazie di aver condiviso con noi le sue opinioni.

    Lei mette le crisi depressive come ragioni che non dovrebbero giustificare un suicidio assistito.
    La depressione è una malattia, a prescindere da quello che dicono molti (io li chiamo assassini in quanto mandando il messaggio che gli psicofarmaci non vanno presi, tolgono l’unica possibilità di guarigione a chi ne soffre). Come ogni malattia, ha dei tassi di mortalità. Il suicidio, anche se non ci pensiamo, è la causa di morte nella depressione, come per altre patologie potrebbe essere un cuore che si ferma. Perché allora non deve essere considerata alla stessa stregua di un malato di tumore che decide di non curarsi per via della sofferenza che causerebbe tutto il percorso? Perché chi soffre di problemi nervosi non deve essere trattato con la stessa compassione, comprensione, di chi soffre di patologie che riguardano qualsiasi altra parte del corpo?

    So che sto andando un po’ fuori tema, che questo è un solo dettaglio che raramente viene considerato quando si parla di eutanasia e in generale il fine vita. Però, secondo me, è importante parlarne.

    Detto questo, sono pienamente d’accordo con lei. Non si dovrebbe far passare il concetto di “suicidio”, perché è un’altra cosa. Bisogna riflettere bene a cosa significhi accompagnare dolcemente alla morte chi non ce la fa più.

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.