MUORE GEORGE FLOYD

31 Maggio 2020 – Alcuni giorni fa è morto George Floyd. Non ne ho parlato subito, voglio spiegarvi perché. Da giornalista, conosco l’emozione della “breaking news”. Una specie di eccitamento, che però non va giudicato. E’ grazie a questo che voi avete le notizie, grazie a tutti quei giornalisti che si precipitano dove succedono le cose, per potervele raccontare. Forse, ogni tanto, quelli bravi, meriterebbero un poco di riconoscenza.

 

Questa volta mi sono concessa di non viverla quella emozione e di lasciarmi del tempo. Anche perché queste notizie mi fanno stare male.

La violenza, in alcuni casi, la capisco. Mi fa inorridire ma la capisco. La violenza per rabbia, per vendetta, anche quella per interesse. Ma questa no, non la capisco e mi fa paura.

Vedere quel poliziotto con quel ginocchio sul collo, per minuti e minuti, senza ragione, mentre quel pover’uomo chiedeva aiuto, non lo capisco e mi fa paura.

Tutte quelle persone che sono rimaste lì senza fare niente, minuto dopo minuto, non le capisco e mi fanno paura.

Quindi ho fatto fatica ad affrontare questa storia. Ma andava fatto. Bisogna pararne, non solo per George Floyd, ma per tutti quelli che ci sono stati prima di lui. E, purtroppo, per quelli che verranno dopo.

L’America si porta dietro una storia difficile da cancellare. Partendo dalla “scoperta” di un continente, già abitato e di cui sì è, nei secoli, decimata prima, umiliata poi, la popolazione indigena. Poi la schiavitù, seguita dalla segregazione. Ancora oggi questo grande paese ne paga le conseguenze. Chissà se riusciranno mai a passare oltre, a liberarsi di questo razzismo “atavico”.

Concludo parlando di quello che è successo in questi giorni. Tutto il mondo è sceso in strada a manifestare, giustamente. Purtroppo ci sta anche chi ne ha approfittato. Abbiamo visto atti di vandalismo e di sciacallaggio.

E’ un peccato,  perché permette, a chi vuole, ha provato a farlo anche Trump all’inizio, di spostare l’attenzione dalla gravità del fatto alla violenza di alcune frange delinquenti, quasi a giustificare i comportamenti di certi poliziotti, e non solo.

 

COSA NE PENSO IO

LA VIOLENZA INGIUSTIFICATA FA PAURA

31 Maggio 2020 – Alcuni giorni fa è morto George Floyd. Non ne ho parlato subito, voglio spiegarvi perché. Da giornalista, conosco l’emozione della “breaking news”. Una specie di eccitamento, che però non va giudicato. E’ grazie a questo che voi avete le notizie, grazie a tutti quei giornalisti che si precipitano dove succedono le cose, per potervele raccontare. Forse, ogni tanto, quelli bravi, meriterebbero un poco di riconoscenza.

 

Questa volta mi sono concessa di non viverla quella emozione e di lasciarmi del tempo. Anche perché queste notizie mi fanno stare male.

La violenza, in alcuni casi, la capisco. Mi fa inorridire ma la capisco. La violenza per rabbia, per vendetta, anche quella per interesse. Ma questa no, non la capisco e mi fa paura.

Vedere quel poliziotto con quel ginocchio sul collo, per minuti e minuti, senza ragione, mentre quel pover’uomo chiedeva aiuto, non lo capisco e mi fa paura.

Tutte quelle persone che sono rimaste lì senza fare niente, minuto dopo minuto, non le capisco e mi fanno paura.

Quindi ho fatto fatica ad affrontare questa storia. Ma andava fatto. Bisogna pararne, non solo per George Floyd, ma per tutti quelli che ci sono stati prima di lui. E, purtroppo, per quelli che verranno dopo.

L’America si porta dietro una storia difficile da cancellare. Partendo dalla “scoperta” di un continente, già abitato e di cui sì è, nei secoli, decimata prima, umiliata poi, la popolazione indigena. Poi la schiavitù, seguita dalla segregazione. Ancora oggi questo grande paese ne paga le conseguenze. Chissà se riusciranno mai a passare oltre, a liberarsi di questo razzismo “atavico”.

Concludo parlando di quello che è successo in questi giorni. Tutto il mondo è sceso in strada a manifestare, giustamente. Purtroppo ci sta anche chi ne ha approfittato. Abbiamo visto atti di vandalismo e di sciacallaggio.

E’ un peccato,  perché permette, a chi vuole, ha provato a farlo anche Trump all’inizio, di spostare l’attenzione dalla gravità del fatto alla violenza di alcune frange delinquenti, quasi a giustificare i comportamenti di certi poliziotti, e non solo.

Le domande di oggi:

  • Cosa porta un poliziotto ad agire così e i testimoni a non reagire?
  • L’America riuscirà mai a liberarsi dal razzismo “atavico”?
  • Queste manifestazioni violente che effetto avranno sulla percezione e gestione di questo caso?

 

LE DOMANDE

  • Come si può agire in questo modo, e come sipuò rimanere lì a guardare?
  • L’America si libererà mai di questo razzismo “atavico”?
  • Le frange vioente tra i manifestanti, che effetto avranno sulla percezione e gestione di questo caso?

LA VIOLENZA INGIUSTIFICATA FA PAURA

VOI COSA NE PENSATE?

Come si può agire in questo modo, e come si può restare lì a guardare? – L’America si libererà mai di questo razzismo “atavico”? – Le frange violente tra i manifestanti, che effetto avranno nella percezioni e gestione di quesot caso?