LE VOSTRE OPINIONI SONO LA NOSTRA RICCHEZZA

RACCOLTA FIRME PER REFERENDUM SULL’EUTANASIA

Chi non conosce il dolore può decidere?

22 Aprile 2021 – L’eutanasia è un tema davvero molto delicato,

E’ notizia di questi giorni l’avvio della raccolta firme per indire un referendum che vada a modificare l’art. 579 del codice penale che tratta il fine vita.

Non entro troppo nei tecnicismi della questione, molto complessa dal punto di vista legale ma vi lascio in fondo a questo commento dei link di articoli che hanno trattato la vicenda.

Il primo punto che voglio toccare è questo: possiamo essere noi, comuni cittadini, a decidere sul tema? Se non ci siamo mai trovati in queste situazioni, accudendo un familiare o una persona a noi cara che soffre terribilmente, siamo in grado di decidere, di giudicare? Saremmo in grado di capire come affronteremmo noi la questione se ci toccasse in prima persona?

Questione collegata è quella del referendum: è giusto che certi temi così importanti vengano decisi da persone a volte poco informate?

Alcuni sostengono che una persona possa trovarsi in determinate condizioni per cui possa aver la voglia, se non sostenuto, di mollare, di rinunciare alla vita. Un errore da cui non è possibile tornare indietro. In alcuni casi posso essere d’accordo. Per questo è importante e fondamentale il ruolo della famiglia che secondo me andrebbe anche ascoltata. Se in alcuni casi anche i genitori di figli che soffrono sono in prima linea nella battaglia per permettere ai propri cari di andarsene in pace, non credo che queste persone non amino i propri figli. La loro è una decisione terribile che vogliono prendere però per il bene, secondo loro, del proprio caro.

Non dico che al primo desiderio di morte uno debba essere libero di farlo, tuttavia ci sono delle situazioni davvero insopportabili e in questi casi limite secondo me una famiglia, una persona, deve avere il diritto di scegliere.

Ad oggi chi decide di prendere questa dolora scelta commette un reato ma soprattutto, ancora oggi, una persona che si suicida viene considerato un vigliacco. Io non sono d’accordo. Quello che abbiamo di più forte in noi è l’istinto di sopravvivenza. Una persona che supera questo limite credo che abbia raggiunto una determinata condizione che noi “normali” non siamo in grado di capire.

Altro punto che voglio affrontare è quello della disparità di trattamento che noi viviamo su questo tema, nel nostro Paese. Una persona che oggi si ammala di tumore, ad esempio, può scegliere di non curarsi, di non sottoporsi a chemio, di avviarsi, quando la malattia diventa più invalidante, alle cure palliative. Un vero accompagno alla morte in molti casi, un accelerare una situazione inevitabile.

Questa libera scelta non è permessa però ad altri soggetti, che si trovano in condizioni a volte davvero complicate anche solo da concepire. Per il solo fatto di essere in grado di alimentarsi da soli (ossia di essere in grado di deglutire, che non significa che possano mangiare senza qualcuno che li imbocchi) e di respirare da soli, alcuni soggetti non hanno il diritto, ad oggi, di addormentarsi, per sempre. La trovo, a mio modestissimo parere, una condizione davvero orribile e crudele di vita.

Altro piccolo dettaglio: ci sono Paesi in cui l’eutanasia è legale e quindi, nella sostanza, chi ha i soldi per farlo oggi questo accompagno dolce alla morte può conquistarlo, a differenza di altri che posseggono lo stesso desiderio ma differenti tasche.

Link utili:

Associazione Luca Coscioni:

Referendum Per la Legalizzazione Dell’Eutanasia depositato il 20 Aprile in Cassazione

Vatican News
L’eutanasia è un crimine contro la vita. Inguaribile non vuol dire incurabile.

Il Sole 24 Ore

Cassazione: presentato il quesito referendario per legalizzare l’eutanasia

 

COSA NE PENSO IO

Chi non conosce il dolore può decidere?

22 Aprile 2021 – L’eutanasia è un tema davvero molto delicato,

E’ notizia di questi giorni l’avvio della raccolta firme per indire un referendum che vada a modificare l’art. 579 del codice penale che tratta il fine vita.

Non entro troppo nei tecnicismi della questione, molto complessa dal punto di vista legale ma vi lascio in fondo a questo commento dei link di articoli che hanno trattato la vicenda.

Il primo punto che voglio toccare è questo: possiamo essere noi, comuni cittadini, a decidere sul tema? Se non ci siamo mai trovati in queste situazioni, accudendo un familiare o una persona a noi cara che soffre terribilmente, siamo in grado di decidere, di giudicare? Saremmo in grado di capire come affronteremmo noi la questione se ci toccasse in prima persona?

Questione collegata è quella del referendum: è giusto che certi temi così importanti vengano decisi da persone a volte poco informate?

Alcuni sostengono che una persona possa trovarsi in determinate condizioni per cui possa aver la voglia, se non sostenuto, di mollare, di rinunciare alla vita. Un errore da cui non è possibile tornare indietro. In alcuni casi posso essere d’accordo. Per questo è importante e fondamentale il ruolo della famiglia che secondo me andrebbe anche ascoltata. Se in alcuni casi anche i genitori di figli che soffrono sono in prima linea nella battaglia per permettere ai propri cari di andarsene in pace, non credo che queste persone non amino i propri figli. La loro è una decisione terribile che vogliono prendere però per il bene, secondo loro, del proprio caro.

Non dico che al primo desiderio di morte uno debba essere libero di farlo, tuttavia ci sono delle situazioni davvero insopportabili e in questi casi limite secondo me una famiglia, una persona, deve avere il diritto di scegliere.

Ad oggi chi decide di prendere questa dolora scelta commette un reato ma soprattutto, ancora oggi, una persona che si suicida viene considerato un vigliacco. Io non sono d’accordo. Quello che abbiamo di più forte in noi è l’istinto di sopravvivenza. Una persona che supera questo limite credo che abbia raggiunto una determinata condizione che noi “normali” non siamo in grado di capire.

Altro punto che voglio affrontare è quello della disparità di trattamento che noi viviamo su questo tema, nel nostro Paese. Una persona che oggi si ammala di tumore, ad esempio, può scegliere di non curarsi, di non sottoporsi a chemio, di avviarsi, quando la malattia diventa più invalidante, alle cure palliative. Un vero accompagno alla morte in molti casi, un accelerare una situazione inevitabile.

Questa libera scelta non è permessa però ad altri soggetti, che si trovano in condizioni a volte davvero complicate anche solo da concepire. Per il solo fatto di essere in grado di alimentarsi da soli (ossia di essere in grado di deglutire, che non significa che possano mangiare senza qualcuno che li imbocchi) e di respirare da soli, alcuni soggetti non hanno il diritto, ad oggi, di addormentarsi, per sempre. La trovo, a mio modestissimo parere, una condizione davvero orribile e crudele di vita.

Altro piccolo dettaglio: ci sono Paesi in cui l’eutanasia è legale e quindi, nella sostanza, chi ha i soldi per farlo oggi questo accompagno dolce alla morte può conquistarlo, a differenza di altri che posseggono lo stesso desiderio ma differenti tasche.

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