COSA SUCCEDE ALL’OMBRA DEL COVID?

Le notizie che non fanno piu’ notizia

 

01 Aprile 2020 – Da più di un anno oramai, tutta la nostra attenzione ruota intorno al covid e così fa l’informazione. Ma il mondo non si è fermato. Dove sono le notizie che un tempo avrebbero scatenato polemiche e dibattiti?

E’ da gennaio dell’anno scorso che quasi tutta la nostra attenzione è rivolta al Coronavirus. I primi casi, la sdrammatizzazione, poi la consapevolezza, lo shock del lockdown e la solidarietà generale che per qualche mese ha unito un popolo.

L’arrivo dell’estate, quell’incubo che pareva essere diventato un brutto ricordo, gli appelli alla cautela degli scienziati, i casi ridotti. Poi l’autunno, il rientro a scuola, la seconda ondata, il pericolo della terza, le chiusure, un Natale diverso dagli altri.

Dalla stretta cronaca si è passati infine alle analisi delle conseguenze del Covid, non sulla salute ma sull’economia. I giornali hanno cominciato a dare spazio alla campagna vaccinale, alle proteste dei cittadini, ai piani dell’Europa e a cosa stesse accadendo, sempre nella lunga battaglia contro il Covid, nelle altre parti del mondo.

Tutto questo è giusto, è normale. Questa pandemia ci ha colpiti tutti, chi più, chi meno direttamente. Ma siamo sicuri che nel mondo, in questi 13 mesi, non sia successo altro a parte il Covid?

Lo spazio nei quotidiani, nei telegiornali, nei programmi di approfondimento, è per forza di cose limitato. Questo spazio, da più di un anno è stato monopolizzato dal Coronavirus. Però non è che da quando è arrivato il virus tutto il resto si è fermato. Si è solo smesso di parlarne.

Questi però non è un bene perché, anche nel nostro Paese (scusate il cinismo) c’è sempre chi approfitta dell’ombra per agire indisturbato. Ed è ombra quello che i mezzi di informazione, nolenti o dolenti, hanno creato.

Come sapete, questo non vuole essere un sito di informazione ma un salotto in cui discutere e approfondire insieme gli argomenti del giorno. Quindi rimango coerente. Voglio però darvi qualche esempio, alcune cose che stanno succedendo, anche se riportate, tenute in secondo piano e che, in tempi pre covid, avrebbero invece scatenato forti dibattiti e partecipazione.

In Regione Lazio, nei mesi scorsi, è stata arrestata la dirigente nel settore rifiuti per avere favorito un imprenditore privato senza tenere conto delle esigenze ambientali e dei cittadini.

Viene ormai data per assodata la vendita di una storica azienda italiana, la Iveco a un gruppo Cinese.

La scala dei Turchi, parete rocciosa a Agrigento, rischia di passare in mano private.

Non si parla dell’estremizzazione islamica in molte aree del continente Africano. Si è data l’idea che questo fosse stato sconfitto, il che è parzialmente vero nelle zone arabe. Ma sta fiorendo in molti paesi africani, facile preda della politica radicale a causa della tremenda condizione economica e umanitaria che vivono le popolazioni di questi Paesi. Non sfuggirà a nessuno che l’Italia è la prima costa che si scorge dall’Africa.

Questi sono solo alcuni esempi che vi ho solo accennato, giusto per dare un’idea. Il mondo non si è fermato con il covid. E l’attenzione di tutti non può essere sempre distratta.

Ma chi è responsabile di questo? Dei Media? Come giornalista riconosco gli errori della categoria. Da anni i miei colleghi non ricoprono più quel ruolo importantissimo di controllo, non vedo più un vero contraddittorio. E, parlando del tema di oggi, ho l’impressione che non si abbia più il coraggio di incoraggiare i lettori, gli spettatori, a parlare di temi importanti, ma piuttosto seguire quello che pensano possa interessare, fornire loro quello che vogliono, per guadagnare audience.

Questo però significa che anche noi, in veste di cittadini, abbiamo la nostra fetta di responsabilità.  Abbiamo la tendenza a dare la colpa agli altri, a criticare, senza renderci conto che quello che succede avviene in realtà per assecondare noi. Quando avvengono tragedie, ad esempio, si accusano i giornalisti di sciacallaggio quando cercano di raggiungere le vittime, di non avere né sensibilità né rispetto. Ma poi, quanto share fanno trasmissioni come quella di Barbara D’Urso? Non siamo forse anche noi a doverci interessare e spingere quindi i giornalisti a parlare di altri temi?

 

 

COSA NE PENSO IO

Le notizie che non fanno piu’ notizia

 

01 Aprile 2020 – Da più di un anno oramai, tutta la nostra attenzione ruota intorno al covid e così fa l’informazione. Ma il mondo non si è fermato. Dove sono le notizie che un tempo avrebbero scatenato polemiche e dibattiti?

E’ da gennaio dell’anno scorso che quasi tutta la nostra attenzione è rivolta al Coronavirus. I primi casi, la sdrammatizzazione, poi la consapevolezza, lo shock del lockdown e la solidarietà generale che per qualche mese ha unito un popolo.

L’arrivo dell’estate, quell’incubo che pareva essere diventato un brutto ricordo, gli appelli alla cautela degli scienziati, i casi ridotti. Poi l’autunno, il rientro a scuola, la seconda ondata, il pericolo della terza, le chiusure, un Natale diverso dagli altri.

Dalla stretta cronaca si è passati infine alle analisi delle conseguenze del Covid, non sulla salute ma sull’economia. I giornali hanno cominciato a dare spazio alla campagna vaccinale, alle proteste dei cittadini, ai piani dell’Europa e a cosa stesse accadendo, sempre nella lunga battaglia contro il Covid, nelle altre parti del mondo.

Tutto questo è giusto, è normale. Questa pandemia ci ha colpiti tutti, chi più, chi meno direttamente. Ma siamo sicuri che nel mondo, in questi 13 mesi, non sia successo altro a parte il Covid?

Lo spazio nei quotidiani, nei telegiornali, nei programmi di approfondimento, è per forza di cose limitato. Questo spazio, da più di un anno è stato monopolizzato dal Coronavirus. Però non è che da quando è arrivato il virus tutto il resto si è fermato. Si è solo smesso di parlarne.

Questi però non è un bene perché, anche nel nostro Paese (scusate il cinismo) c’è sempre chi approfitta dell’ombra per agire indisturbato. Ed è ombra quello che i mezzi di informazione, nolenti o dolenti, hanno creato.

Come sapete, questo non vuole essere un sito di informazione ma un salotto in cui discutere e approfondire insieme gli argomenti del giorno. Quindi rimango coerente. Voglio però darvi qualche esempio, alcune cose che stanno succedendo, anche se riportate, tenute in secondo piano e che, in tempi pre covid, avrebbero invece scatenato forti dibattiti e partecipazione.

In Regione Lazio, nei mesi scorsi, è stata arrestata la dirigente nel settore rifiuti per avere favorito un imprenditore privato senza tenere conto delle esigenze ambientali e dei cittadini.

Viene ormai data per assodata la vendita di una storica azienda italiana, la Iveco a un gruppo Cinese.

La scala dei Turchi, parete rocciosa a Agrigento, rischia di passare in mano private.

Non si parla dell’estremizzazione islamica in molte aree del continente Africano. Si è data l’idea che questo fosse stato sconfitto, il che è parzialmente vero nelle zone arabe. Ma sta fiorendo in molti paesi africani, facile preda della politica radicale a causa della tremenda condizione economica e umanitaria che vivono le popolazioni di questi Paesi. Non sfuggirà a nessuno che l’Italia è la prima costa che si scorge dall’Africa.

Questi sono solo alcuni esempi che vi ho solo accennato, giusto per dare un’idea. Il mondo non si è fermato con il covid. E l’attenzione di tutti non può essere sempre distratta.

Ma chi è responsabile di questo? Dei Media? Come giornalista riconosco gli errori della categoria. Da anni i miei colleghi non ricoprono più quel ruolo importantissimo di controllo, non vedo più un vero contraddittorio. E, parlando del tema di oggi, ho l’impressione che non si abbia più il coraggio di incoraggiare i lettori, gli spettatori, a parlare di temi importanti, ma piuttosto seguire quello che pensano possa interessare, fornire loro quello che vogliono, per guadagnare audience.

Questo però significa che anche noi, in veste di cittadini, abbiamo la nostra fetta di responsabilità.  Abbiamo la tendenza a dare la colpa agli altri, a criticare, senza renderci conto che quello che succede avviene in realtà per assecondare noi. Quando avvengono tragedie, ad esempio, si accusano i giornalisti di sciacallaggio quando cercano di raggiungere le vittime, di non avere né sensibilità né rispetto. Ma poi, quanto share fanno trasmissioni come quella di Barbara D’Urso? Non siamo forse anche noi a doverci interessare e spingere quindi i giornalisti a parlare di altri temi?

 

 

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