LA BOCCIATURA: PUNIZIONE O OPPORTUNITA’?

 

19 Giugno 2021 – Siamo a Giugno, periodo di fibrillazione, ansie, paure. Sarò promosso? Sarò bocciato? Quante materie a settembre? E la maturità: riuscirò finalmente a mettermi alle spalle questo lunghissimo periodo scolastico? E’ un periodo molto emozionante, per tanti.

Ne voglio approfittare per affrontare un tema di cui non si parla molto: la bocciatura.

Bocciare… Sembra una parolaccia, la peggiore umiliazione, la punizione estrema. Ma è davvero così? Non potrebbe essere, in alcuni casi, un’opportunità?

Ho cercato i dati, non degli ultimi due anni, per via del Covid. Nel 2019 solo il 7% degli studenti è stato bocciato. Ma siamo sicuri che il 93%, i promossi, fossero davvero all’altezza di proseguire?

Voglio raccontarvi una storia che ho sentito recentemente e che mi ha fatto riflettere. Vorrei sapere cosa ne pensate voi.

Un ragazzino, anticipatario, fa il primo anno di superiori e, diciamo, non va benissimo. Molto per pigrizia, mancanza di impegno. Comunque, al primo quadrimestre è insufficiente in 5 materie. Secondo quadrimestre, in 7. Si salva in religione, educazione fisica e disegno.

I genitori e il ragazzo riflettono sul da farsi. C’è questo anno in più da potersi giocare. Lo stesso ragazzo, consapevole di non essersi impegnato, motivato a riprendersi, chiede di poter rifare l’anno. Vuole, questa volta, studiare davvero e, tra le altre cose, gli piacerebbe finalmente ritrovarsi in classe con dei ragazzi della sua età.

I genitori provano a parlare con i professori.

Arrivano gli scrutini e questi sono i risultati: il ragazzo è rimandato in due materie e mezzo (la terza gli si consiglia solo di ripassare un po’). I genitori rimangono spiazzati. Ma come? La media dei voti dell’anno dicono che non è riuscito a raggiungere la sufficienza in neanche una materia e la scuola, ufficialmente, dice che è impreparato solo in due? Il punto è che sia i genitori che l’alunno sanno benissimo che per andare avanti, saranno sette le materie da recuperare, e difficilmente si farà dovendo nello stesso tempo seguire il programma della seconda superiore.

Vi racconto questa storia perché ci sono varie cose che mi hanno lasciata basita: innanzi tutto, com’è possibile che, di fronte ad una situazione tanto seria, la scuola non abbia voluto confrontarsi con la famiglia per scegliere insieme la strada migliore per proseguire.

La seconda è: com’è possibile che non siano stati proprio i professori a dire ai genitori che, in quelle condizioni, ripentendo un anno si permetterebbe al ragazzo di mettere delle solide basi che gli permetterebbero poi di sfruttare fino in fondo tutto il suo potenziale, raggiungendo quei risultati che l’alunno, per intelligenza, per capacità, meriterebbe di ottenere.

Mi domando, e vi domando: qual’è allora l’obiettivo della scuola? Far arrivare i ragazzi il prima possibile, a prescindere dalle condizioni? Presentare una situazione del genere come una sfida? Il ragazzo ce la può fare a recuperare! Ma cosa si intende per “recuperare”: arrivare finalmente alla sufficienza?

O dovrebbe preoccuparsi del futuro degli alunni, metterli in condizioni di arrivare alla fine del percorso scolastico con una buona e solida preparazione, consigliando ai genitori di prendere il tempo necessario per farlo.

Penso a quel ragazzino che ha mostrato tanta umiltà, maturità, consapevolezza e senso di responsabilità, che ha chiesto l’opportunità di ripartire da capo per cancellare un’anno sbagliato.

E penso alla scuola che non ha neanche voluto ascoltarlo.

Sinceramente, in questo caso credo che la punizione sia la promozione, sia obbligare il ragazzo a studiare tutta l’estate sapendo che anche così si ritroverà tutti i prossimi anni ad arrancare.

La vera domanda: ma per cosa?

COSA NE PENSO IO

VA DECISO CON I GENITORI

 

19 Giugno 2021 – Siamo a Giugno, periodo di fibrillazione, ansie, paure. Sarò promosso? Sarò bocciato? Quante materie a settembre? E la maturità: riuscirò finalmente a mettermi alle spalle questo lunghissimo periodo scolastico? E’ un periodo molto emozionante, per tanti.

Ne voglio approfittare per affrontare un tema di cui non si parla molto: la bocciatura.

Bocciare… Sembra una parolaccia, la peggiore umiliazione, la punizione estrema. Ma è davvero così? Non potrebbe essere, in alcuni casi, un’opportunità?

Ho cercato i dati, non degli ultimi due anni, per via del Covid. Nel 2019 solo il 7% degli studenti è stato bocciato. Ma siamo sicuri che il 93%, i promossi, fossero davvero all’altezza di proseguire?

Voglio raccontarvi una storia che ho sentito recentemente e che mi ha fatto riflettere. Vorrei sapere cosa ne pensate voi.

Un ragazzino, anticipatario, fa il primo anno di superiori e, diciamo, non va benissimo. Molto per pigrizia, mancanza di impegno. Comunque, al primo quadrimestre è insufficiente in 5 materie. Secondo quadrimestre, in 7. Si salva in religione, educazione fisica e disegno.

I genitori e il ragazzo riflettono sul da farsi. C’è questo anno in più da potersi giocare. Lo stesso ragazzo, consapevole di non essersi impegnato, motivato a riprendersi, chiede di poter rifare l’anno. Vuole, questa volta, studiare davvero e, tra le altre cose, gli piacerebbe finalmente ritrovarsi in classe con dei ragazzi della sua età.

I genitori provano a parlare con i professori.

Arrivano gli scrutini e questi sono i risultati: il ragazzo è rimandato in due materie e mezzo (la terza gli si consiglia solo di ripassare un po’). I genitori rimangono spiazzati. Ma come? La media dei voti dell’anno dicono che non è riuscito a raggiungere la sufficienza in neanche una materia e la scuola, ufficialmente, dice che è impreparato solo in due? Il punto è che sia i genitori che l’alunno sanno benissimo che per andare avanti, saranno sette le materie da recuperare, e difficilmente si farà dovendo nello stesso tempo seguire il programma della seconda superiore.

Vi racconto questa storia perché ci sono varie cose che mi hanno lasciata basita: innanzi tutto, com’è possibile che, di fronte ad una situazione tanto seria, la scuola non abbia voluto confrontarsi con la famiglia per scegliere insieme la strada migliore per proseguire.

La seconda è: com’è possibile che non siano stati proprio i professori a dire ai genitori che, in quelle condizioni, ripentendo un anno si permetterebbe al ragazzo di mettere delle solide basi che gli permetterebbero poi di sfruttare fino in fondo tutto il suo potenziale, raggiungendo quei risultati che l’alunno, per intelligenza, per capacità, meriterebbe di ottenere.

Mi domando, e vi domando: qual’è allora l’obiettivo della scuola? Far arrivare i ragazzi il prima possibile, a prescindere dalle condizioni? Presentare una situazione del genere come una sfida? Il ragazzo ce la può fare a recuperare! Ma cosa si intende per “recuperare”: arrivare finalmente alla sufficienza?

O dovrebbe preoccuparsi del futuro degli alunni, metterli in condizioni di arrivare alla fine del percorso scolastico con una buona e solida preparazione, consigliando ai genitori di prendere il tempo necessario per farlo.

Penso a quel ragazzino che ha mostrato tanta umiltà, maturità, consapevolezza e senso di responsabilità, che ha chiesto l’opportunità di ripartire da capo per cancellare un’anno sbagliato.

E penso alla scuola che non ha neanche voluto ascoltarlo.

Sinceramente, in questo caso credo che la punizione sia la promozione, sia obbligare il ragazzo a studiare tutta l’estate sapendo che anche così si ritroverà tutti i prossimi anni ad arrancare.

La vera domanda: ma per cosa?

LE DOMANDE

  • La bocciatura è sempre una punizione o può essere un’opportunità?
  • Decisioni importanti devono esser prese solo dalla scuola, o parlandone con i genitori?
  • Anticipatari: vale la pena finire un anno prima?
  • Riflessioni libere

VOI COSA NE PENSATE?

VOI COSA NE PENSATE?

Bocciare può essere un’opportunità? – Deve decidere la scuola o consultandosi con i genitori? Anticipatari: che utilità finire un anno prima?