Basta! – Lilli Gruber

Dar voce anche a chi non ha voce

1 Luglio 2020 – Parlo di questo libro perché lo trovo forte, bello, va letto. Da voglia di lottare, di andare a riprendersi il proprio posto.

Voglio però affrontare un altro tema, che io chiamo il “femminismo a senso unico”, ovvero si parla e si combatte per le donne che hanno fatto un certo tipo di scelta, quella di non avere figli o di averli e continuare la carriera. Non si parla mai di quelle che hanno fatto la scelta, legittima credo, o quelle che lo fanno non per scelta loro, di lasciare il lavoro per un periodo per dedicarsi alla famiglia, con la speranza di ritrovarlo poi.

Oggi voglio dare la mia testimonianza per dare voce a tutte quelle donne che voce non ce l’hanno più.

Comincio col dire che parlo quattro lingue, sono stata giornalista internazionale, i miei servizi sono andati in onda in quattro continenti, sono stata direttrice comunicazione di una ONG e ho lavorato alle Nazioni Unite. Questo per dire che qualche competenza l’avevo.

Quando lasci il lavoro, agli occhi di tutti diventi una massaia, nel senso dispregiativo del termine. Quella donna con i bigodini con la quale si può parlare solo di pannolini e ricette. Se provi a parlare di qualcosa di serio vieni guardata con condiscendenza. Soprattutto dalle donne in carriera, purtroppo.

Quando vuoi tornare nel mondo del lavoro, nessuno di prende. Le tue competenze sembrano essere svanite. Ma non ha senso, dato che se eravamo brave prima, lo siamo anche adesso, e abbiamo una motivazione che nessuno ha. Dopo essere rimaste a casa per anni, la voglia di uscire a riprendere il proprio mestiere, a tirar fuori il proprio talento, è fortissima.

Altro punto del quale non si parla mai è: cosa succede a queste donne quando si separano. La legge dice che il marito non è più tenuto a mantenerci con lo stesso tenore di vita, perché ora possiamo tornare a lavorare. Noi ci sentiamo prese in giro, perché durante tutti quegli anni a casa, loro hanno potuto fare carriera, noi abbiamo perso il treno. Da un giorno all’altro, il nostro tenore di vita è sceso drasticamente. Ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto che le probabilità di trovare un lavoro sono misere, e, nel caso, sarebbero lontanissime dal nostro livello di competenze.

Parlo di questo oggi perché libri come quelli di Lilli Gruber ci ispirano. Mentre lo leggevo, mi vedevo dietro ad un vetro insonorizzato a sbattere con i pugni gridando: “Non scordateci di noi, siamo ancora qui. Abbiamo tanto da dare, il nostro posto è lì con. voi, veniteci a prendere!”

Intanto io faccio quello che fanno tante nelle mie condizioni: provo a inventarmelo il lavoro. E’ questo sito. Non so se funzionerà, e, comunque, le probabilità che io possa guadagnare da questo progetto sono quasi nulle.

Ma io lo faccio lo stesso, per il principio di dire “Esisto ancora! E ho ancora un posto in questo mondo, in questo paese, in questo settore”

Le domande di oggi:

  • Cos’è e cosa dovrebbe essere il femminismo oggi?
  • E’ legittima la scelta di interrompere la carriera per crescere i figli e voler poi tornare a lavorare nel proprio settore di competenza? Vanno aiutate?
  • Perché le donne che stanno a casa vengono viste come massaie senza intelligenza o educazione?

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