BAMBINO UCCIDE UOMO VIOLENTO: CHI E’ LA VITTIMA?

02 Dicembre 2020 – Ho letto la storia di un bambino di 7 anni che avrebbe ucciso il compagno della madre perché violento. Non sono interessanti i dettagli della faccenda, ma il contesto. Ho assistito ad una scena di violenza di una madre nei confronti di una bambina. Mi è stato detto di non fare niente perché sono questioni delicate e non bisogna mettersi in mezzo. Ma non sono sicura sia giusto. Su questo tema mi pongo tante domande, ho poche risposte.

Le domande di oggi:

  • La violenza è una questione privata?
  • Cosa si può fare, concretamente, per evitare queste situazioni?
  • Le vittime di violenza, se diventano “assassine”, devono pagare? 

02 Dicembre 2020 – Questa mattina ho letto una notizia che mi ha molto impressionato. Un bambino di 7 anni avrebbe ucciso il compagno della madre perché violento. Non si capisce se stava aggredendo lei o stava correndo dietro a lui. Sicuramente, in un modo o in un altro, si è trattato di legittima difesa. 

Vorrei raccontarvi una storia che mi è successa quache anno fa. Stavo accompagnando i miei figli a scuola. Ero in macchina, eravamo quasi arrivati, bloccati nel traffico. Tutto d’un tratto mi accorgo, guardando dietro con lo specchietto retrovisore, che una madre stava urlando, strattonando e con estrema violenza, sbattendo una bambina contro una siepe. 

Io ho cercato di suonare il clacson, sperando che il rumore l’avrebbe fermata. Ma non se ne è accorta.

Eravamo alle elementari, quindi la bambina non avrà avuto più di 11 anni. La cosa che mi ha impressioato di più è stato che non piangeva. Non ha mai pianto, quindi ho capito che non doveva essere stata la prima volta, e che sicuramente sapeva che sarebbe stato meglio non reagire per non peggiorare la situazione.

Dopo aver lasciato i bambini, non sapevo che fare. Ho provato a chiamare il telefono azzurro, anche solo per chiedere come ci si comporta in questi casi. Mi hanno consigliato di parlare con la scuola, cosa che ho fatto.

Poi, ne ho parlato con alcune madri che erano là. Io ero nuova, quindi non conoscevo la situazione. Loro invece sì, e mi hanno detto “Sì, si sa, ma cosa vuoi fare, sono questioni delicate, non bisogna mettersi in mezzo…”. La mia prima reazione è stata di rabbia. “Ma come non bisogna mettersi in mezzo! Ma vi rendete conto? Se questa fa così in pubblico, ma cosa potrà fare in privato, a casa?!”. Ma il dubbio mi è venuto.

Un ultimo punto, riguardo all’articolo di questa mattina, un pugno nello stomaco. Quest’uomo è stato definito “la vittima”. E’ vero, è stato vittima di un “omicidio”. Ma davvero si può usare, per questo tipo di persone, la stessa parola che si usa quando si parla di donne, bambini, picchiati o uccisi? 

Su questo tema ho solo domande, nessuna risposta.

La violenza è davvero una questione privata? Se, per esempio si sente in una casa vicina un uomo picchiare una donna, si deve stare zitti? Non si deve fare niente?

Cosa si può fare davvero per evitare queste situazioni? Ai primi segni di violenza, allontanare l’uomo, ma come ci si assicura che non torni? O metterlo in carcere subito, ma per quanto tempo? E quando esce, cosa si fa? Anche perché non dobbiamo dimenticare che in queste relazioni sono tossiche. Le donne vittime di violenza entrano in un circolo vizioso: paura, dolore, illusione, per poi ricominciare. Come si possono davvero aiutare donne che, a volte, non vogliono essere aiutate?

E, in casi come questo, il figlio, la madre, o chi per loro ha ucciso, devono pagare? E’ chiaro che non si può cominciare a farsi giustizia da soli. Ma si può pensare davvero di mettere una di queste persone (il bambino no, ovviamente) in carcere? 

Come ho detto, ho solo domande…

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